Di Roberto Galtieri
Il capitalismo non è in crisi. Il proletariato è in crisi: profonda.
Solo in questo mese in Gran Bretagna, Olanda e non dimentichiamo l’Italia, si impongono i partiti liberisti; quelli dei tagli ai bilanci statali per sanità, scuola, ecc. poiché sarà il dio mercato che regolerà tutto. La crisi “sovrana” (la crisi dei bilanci sovrani: degli Stati) è usata dovunque per il ridimensionamento definitivo dell’organizzazione del proletariato, sia sindacale che politica, dopo essere riusciti nell’impresa di imporre l’egemonia culturale favorevole al Capitale in tutta Europa. I tagli dei salari, delle pensioni e, leggi articolo completo —>
Il boicottaggio dei prodotti israeliani dopo l’assalto alla Gaza Flottilla
di Simone Rossi
Con l’assalto al convoglio di aiuti umanitari denominato “Gaza Flottilla” in acque internazionali, lo scorso 31 maggio, lo Stato di Israele si è macchiato ulteriormente di infamia, producendo cori di indignazione e rabbia in gran parte del mondo ed alienandosi uno dei suoi più stretti alleati in Medio Oriente, la Turchia. Nonostante abbia violato una serie di norme del diritto internazionale e delle convenzioni sulla navigazione e sulla tutela dei diritti umani, il governo israeliano non ha mostrato alcun segno leggi articolo completo —>
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di Vladimiro Giacché
Nell’estate del 2009 il recupero degli indici borsistici iniziato a marzo sembrava ormai consolidato e l’intera finanza internazionale poteva tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Autori di questo miracolo, che aveva impedito al mondo di precipitare in una seconda Grande Depressione, erano, a giudizio di tutti, gli Stati e le banche centrali. Con interventi di entità senza precedenti, a cominciare da massicce nazionalizzazioni di banche e assicurazioni. Questo neo-interventismo statale fu in parte frainteso come “keynesiano” (mentre non si trattava di investimenti pubblici per rilanciare la domanda aggregata, ma di semplice socializzazione delle perdite), leggi articolo completo —>
I governi europei (per primi quelli “socialisti”) adottano politiche di tagli che fanno eco a quelle applicate in Grecia
di Andrea Albertazzi
Anche sui giornali borghesi non si è mancato di definire il pacchetto di tagli alla spesa pubblica, ai servizi, agli stipendi e alle pensioni adottato dal governo greco come un piano di “lacrime e sangue”. A poche settimane di distanza è già chiaro a tutti che si tratta di un copione che non è riservato alla penisola ellenica e che i lavoratori greci non saranno i soli a dover sopportare gli effetti devastanti di una crisi che non hanno nemmeno contribuito a determinare. leggi articolo completo —>
Dove non c’è lotta vince l’ideologia liberista
Paesi Bassi: vince chi ha promesso di tagliare le spese sociali – di Roberto Galtieri da Bruxelles
Repubblica Ceca: avanza chi propone i ticket sulla salute – di Massimo Recchioni da Praga
Belgio: dai risultati di oggi nuove prospettive di lotta e di costruzione dell’alternativa – a cura del direttivo della Federazione Comunista del Belgio
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L’esigenza sociale e storica del partito comunista e la lotta dei comunisti per costruirlo
L’Ernesto incontra Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI
D. Una prima domanda sulla cogente attualità. Credi che si stiano determinando le condizioni per elezioni anticipate?
R. È molto probabile. È difficile che il Governo possa reggere alla crisi ed ai continui scandali, oltre alla rottura stessa che si è andata consumando nel Pdl. E poi Berlusconi ha tutto l’interesse ad andarci. La scadenza del 2013 è in contrasto con i suoi interessi personali perché non potrebbe candidarsi a Presidente della Repubblica. Non è inverosimile pensare che le elezioni politiche possano tenersi insieme alle prossime elezioni amministrative.
D. E secondo te, allora, cosa dovrebbero fare le forze della sinistra e, in particolar modo, i comunisti? Ripetere l’esperienza del 2006 e l’accordo di governo col centro-sinistra?
R. Obbiettivamente oggi non vedo alcuna condizione per un patto di governo. Un accordo di questo tipo, oggi sarebbe un guaio sia per noi che per il Pd : troppo distanti i progetti e i programmi. Invece un largo fronte democratico che contrasti la peggiore destra di tutta Europa è auspicabile. leggi articolo completo —>
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