Ricostruire il sapere critico collettivo
di Perla Conoscenza – coordinatore del nr. 32
Siamo entrati a pieno titolo nel XXI secolo. Un XXI molto differente da quel che ci aspettavamo. Una Unione Europea molto differente dall’Europa della sicurezza sociale e del welfare, che solo due decenni fa era stata promessa ai cittadini dei vecchi e nuovi paesi membri. Nel conflitto fra capitale e lavoro, il capitale ha stravinto; sbaragliato i diritti del lavoro e dei lavoratori. L’ideologia liberista è talmente pervasiva e onnipresente, da non essere neppure più riconosciuta come tale.
L’“eccesso di democrazia” del secolo scorso, era necessario ai governanti, finché – almeno nell’immaginario collettivo di ampi strati della popolazione – vi era l’aspirazione e la speranza di poter costruire una società che non fosse basata esclusivamente sulla logica del profitto; dove le scelte politiche non fossero leggi l articolo completo —>
Come porsi di fronte alle rivolte, come renderle costruttive in una prospettiva comunista: organizzazione e direzione
di Mario Gabrielli
Uno degli aspetti più interessanti dell’ultimo ventennio iniziato grosso modo con la fine dell’Unione Sovietica è stato, in parallelo all’instaurazione trionfale del capitalismo assoluto di cui ora si stanno vedendo le più tragiche conseguenze, il sorgere sempre più frequente di movimenti, agitazioni, disordini, rivolte nel cuore stesso di quell’Europa autoproclamatasi da tempo “culla della democrazia e della libertà“. Solo per parlare di questi ultimi anni, abbiamo visto esplosioni di rabbia tanto violenta come apparentemente irrazionale e indiscriminata a Genova, a Parigi, ad Atene, a Londra, a Barcellona, a Roma… e tutto lascia pensare che questo “ancora è niente“, di fronte a un deterioramento sempre più rapido e disastroso della situazione economica e sociale del continente. leggi l articolo completo —>
di Perla Conoscenza
La presa di coscienza dell’esistenza dei beni comuni, beni la cui gestione e il diritto di uso deve essere comune, può attivare un percorso di liberazione dalla legge del profitto.
L’esistenza dei beni comuni è stata a lungo negata dagli economisti neoliberali.
Oggi, diventato impossibile negarne l’esistenza, si tenta di ridurli a casi eccezionali e di circoscriverli al minimo per continuare a saccheggiare quei beni il cui status di beni comuni continua ad essere negato. Infatti, lo status di bene comune non è caratteristica intrinseca del bene, ma è determinata storicamente dai rapporti di produzione e dai rapporti di forze (in particolare dalla forza di farli percepire come tali lacerando la cortina stesa dall’ideologia dominante). In altre parole dipende dalla forza delle lotte[1]. leggi l articolo completo —>
di Simone Rossi
LONDRA – A fine novembre, per la quarta volta in meno di un anno l’Esecutivo del Regno Unito, sostenuto da una maggioranza parlamentare liberal-conservatrice, assisterà ad una mobilitazione contro le politiche di riduzione della spesa pubblica e di privatizzazione dei servizi pubblici. Dopo le manifestazioni studentesche del dicembre 2010, l’imponente corteo sindacale del 26 marzo e lo sciopero di 750mila dipendenti pubblici in giugno, le sigle sindacali del pubblico impiego stanno organizzando uno sciopero generale per spingere il Governo a rivedere la propria proposta di riforma della previdenza ed un cambiamento delle condizioni contrattuali per i dipendenti della pubblica amministrazione. La data prevista leggi l articolo completo —>
I comunisti italiani di Bruxelles alla manifestazione del 15 ottobre 2011
di Andrea Albertazzi
BRUXELLES - La diffidenza rispetto ai partiti politici “tradizionali” o ai partiti tout-court non si osserva soltanto nella diffusa antipolitica italiana. Lo abbiamo potuto verificare nella manifestazione degli “indignati” del 15 ottobre a Bruxelles, alla quale abbiamo partecipato con le nostre bandiere e in più occasioni ci è stato chiesto – in modo più o meno educato – di non mostrarle; come anche ai militanti dei partiti della sinistra belga e francese anch’essi alla manifestazione. Ci è stato detto che con le nostre bandiere non portavamo rispetto al movimento degli indignati o – paradossalmente – che non si trattava di una manifestazione “politica” (sic!). Questo ostracismo che viene fatto sempre più spesso nei confronti delle bandiere di partito (e in particolare verso le bandiere comuniste) dai cosiddetti “movimenti” deve farci riflettere leggi l articolo completo —>
di Simone Rossi
LONDRA - Il periodico The New Statesman, nel numero uscito l’8 settembre 2011, ha aperto con il titolo “Cameron contro le campagne”, riferendosi alla disputa che per la prima volta potrebbe opporre il partito attualmente al governo alle comunità rurali, storicamente schierate verso il centro-destra. Motivo di questa contrapposizione è la bozza di riforma della legislazione che regola l’attività pianificatoria, che l’Esecutivo ritiene necessaria per il rilancio dello sviluppo economico del Paese e per uscire dalla crisi economica iniziata nel 2008.
Uno dei pilastri della riforma è il “sì” automatico alle richieste di permesso per costruire, intendendo con ciò creare uno strumento per snellire le procedure e per sostenere la ripresa del settore edilizio, considerato essenziale nel quadro economico nazionale.
All’atto pratico questa procedura implicherebbe che l’autorizzazione ad edificare sarebbe concessa in prima istanza; solo successivamente – in casi di controversie o di conflitto con gli strumenti pianificatori esistenti – gli enti locali avrebbero la possibilità di richiedere modifiche leggi l articolo completo —>
di Mario Gabrielli
L’VIII Congresso del Partito della Rifondazione Comunista è fissato a Napoli dal 2 al 4 dicembre 2011 e mentre scriviamo, si sta concludendo la fase dei congressi di Circolo e di Federazione, con la discussione e il voto sui tre Documenti Congressuali Nazionali, in tutta Italia come anche qui da noi in Europa. Non c’è molto da dire, sinceramente, sul contenuto di questi documenti in aggiunta a quanto già osservato da vari compagni nel dibattito precongressuale. Le analisi della situazione sono sostanzialmente coincidenti e condivisibili, come del resto è giusto che sia da parte di compagni comunisti pur con diverse “sensibilità”: la crisi del capitalismo che non è un’altra delle tante ma è proprio la crisi del sistema, forse persino la definitiva; la necessità e urgenza del superamento verso un nuovo modello di società (socialista?) prima che sia troppo tardi; e le anomalie e le necessità speciali del nostro paese Italia con i vent’anni di berlusconismo dopo il craxismo e l’andreottismo e tutto il resto. Le differenze, significative – e dirimenti – si riferiscono invece, inevitabilmente, al CHE FARE sulla base di tali analisi. leggi l articolo completo —>
La Federazione Europa
La Federazione Europa del PdCI “via Rasella” è stata per dieci anni presente in una decina di Paesi europei.
Nel tempo la base sociale del partito si è diversificata, come si è diversificato il fenomeno dell’emigrazione e la composizione sociale degli emigrati.
All’emigrazione del passato, principalmente proletari in cerca di lavoro (quali i minatori delle miniere di carbone in Belgio), si affiancano i loro figli (ora in attività quali la ristorazione), ancora vicini alle nostre idee, anche grazie all’attività del partito. A loro si affianca la nuova emigrazione, in particolare lavoratori cognitivi, che senza prospettive in una Italia clientelare e in declino si trasferiscono leggi l articolo completo —>
Giovani ex operai e partigiani tra il 1947 e il 1949 furono artefici di tre omicidi e di un sequestro di personaggi compromessi con il regime di Mussolini
Il libro di Recchioni cerca la verità sul tenente Alvaro e i suoi: «Fascisti e partigiani non furono la stessa cosa»: intervista all’Autore
di Renzo Grosselli
Tra il novembre del ‘47 e il gennaio del ‘49 portarono a termine tre omicidi, un sequestro di persona e altri reati minori. Gli obiettivi erano personaggi del milanese coinvolti col regime fascista. Molti infine furono presi, una trentina le condanne. Tra loro anche i personaggi più in vista della Volante Rossa, organizzazione paramilitare legata al Partito Comunista, ex partigiani ed operai, giovanissimi: Giulio Paggio (nome di battaglia «Tenente Alvaro»), Natale Burato e Paolo Finardi vennero condannati all’ergastolo. Il Partito li aiutò a raggiungere Praga dove sarebbero rimasti per decenni. Lavori duri ed umili per anni, condizioni di vita difficili. Poi alcuni di loro leggi l articolo completo —>
di Vassilis Primikiris,
Member of the Panhellenic SYRIZA Coordinating Committee
Head of SYN’s Department on Issues for Greeks of the Diaspora
ATENE - Viviamo un periodo mai visto prima, non solo per la Grecia, ma per tutta l’Europa.
La crisi economica che la Grecia sta vivendo, non rappresenta un ulteriore fenomeno nazionale isolato, ma un problema europeo, una crisi europea del modello neoliberale di sviluppo. Un modello di sviluppo il quale si è basato, da venti anni a questa parte, sui teoremi principali del neoliberalismo, e cioè sulla divinizzazione del mercato e della competitività (privatizzazioni, liberalizzazione dei mercati ecc.), su di uno Stato ridimensionato all’esasperazione, privo di un’importanza reale, economica e sociale (demolizione dello stato sociale, patto di Stabilità ecc.) e sulla flessibilità dei rapporti lavorativi (incoraggiamento dell’occupazione parziale, direttiva Bolkenstein, ecc.) I risultati di questo esperimento neoliberale erano già visibili prima dello scoppio della crisi. Il Patto di Stabilità, vera mannaia dello stato sociale, ha portato ad uno sviluppo ridotto e incompatibile con i bisogni reali; ha comportato, nel contempo, un aumento della disoccupazione, mentre il tentativo di arrestare l’inflazione ha esercitato insopportabili pressioni sui redditi dei lavoratori ed è stato tradotto dai governi di destra e socialdemocratici come la tanto attesa opportunità di arginare il costo del lavoro. Allo stesso tempo, le forme di lavoro flessibile e la liberalizzazione dei mercati, invece di portare leggi l articolo completo —>
La sovranità perduta dei cittadini
di Simone Rossi - coordinatore del nr. 31
In un discorso tenuto presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1972, il presidente cileno Salvador Allende mise in guardia i delegati dal crescente potere delle imprese multinazionali e dei lori agenti, il cui potere già allora travalicava le frontiere nazionali e si andava consolidando eludendo il controllo democratico dei cittadini; un potere che nel nome di interessi privati avrebbe sfidato la sovranità dei popoli esercitata tramite le istituzioni democraticamente elette.
Nelle riprese video di quell’intervento, reperibili in rete, si nota che gran parte dei rappresentanti seduti nell’assemblea applaudirono; ciononostante queste organizzazioni multinazionali hanno proliferato, fino ad esercitare un potere incontrastato su scala planetaria. I loro agenti, che hanno il nome di Fondo Monetario Internazionale (FMI), Banca Centrale Europea (BCE), Banca Mondiale (BM) ed Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC, più comunemente WTO) o genericamente indicati con un termine più fumoso come “i mercati”, hanno dettato e dettano le linee guida delle politiche economiche degli Stati sovrani, svuotando di significato la democrazia, che rimane solamente un feticcio, leggi l articolo completo —>
di Nicola Melloni
LONDRA - Sembra ormai evidente che politici ed economisti, nonostante i quasi quotidiani appelli e lezioni che ci impartiscono, non hanno più il polso della situazione. Ogni giorno siamo di fronte ad una nuova emergenza, dalla Grecia all’Italia, col rischio che rimbalza dagli stati alle banche, dalle banche al mercato. Le ricette proposte dai liberali sono vecchie e stantie.
Prima si sono salvate le banche, il cui fallimento rischiava di coinvolgere l’economia reale e portare al crollo dell’Occidente. Intervento indispensabile, certo, ma in netto contrasto con qualsiasi teoria liberale – il mercato risolve i suoi problemi senza intervento pubblico. Ma il passato è passato. Ora sono gli stati in difficoltà, e poco importa che il deficit sia soltanto la conseguenza del salvataggio delle banche. leggi l articolo completo —>
di Simone Rossi
I membri dell’Esecutivo italiano hanno avuto bisogno di tre anni per accorgersi della crisi economica; molti sono stati persi mesi a negarne l’esistenza, a magnificare le doti del Ministro dell’Economia, a millantare la solidità economica dell’Italia ed a tacciare di menagramo i giornalisti che mettevano in guardia i cittadini. Il risveglio delle nostre Biancaneve non è avvenuto per il bacio di un principe ma per la sberla della Cancelliera tedesca e del Presidente della Banca Centrale Europea, intervento che ha di fatto costituito una cessione di sovranità nazionale. È iniziato un tragicomico balletto leggi l articolo completo —>
di Andrea Albertazzi
L’estate 2011 è stata per l’Italia molto movimentata e i telegiornali di agosto non hanno parlato unicamente di giornata mondiale della gioventù, di caldo e di cronaca nera ma sono stati obbligati a dedicare spazio all’attacco subito dall’Italia (e in particolare dal suo debito pubblico) da parte dei cosiddetti “mercati”. Il governo reazionario di Berlusconi, dopo avere negato l’esistenza della crisi in questi anni e aver raccontato agli italiani che il paese ne era immune, ha dovuto mettere in piedi una enorme manovra finanziaria di tagli e tasse aggiuntive seguendo i diktat della Banca Centrale Europea.
Questa iniziativa che in generale non fa altro che colpire i soliti noti, è capeggiata dal ministro Tremonti leggi l articolo completo —>