La Commissione Chilcot e le menzogne di Blair sull’Iraq
Lo scorso 29 gennaio la commissione di inchiesta sull’Iraq, detta Commissione Chilcot, udì come testimone Tony Blair, Primo Ministro dal 1997 al 2007, l’uomo che aveva assunto la decisione di entrare in guerra.
La commissione fu insediata nel luglio 2009 per volere del Primo Ministro, Gordon Brown, con l’incarico di <<esaminare il coinvolgimento del Regno Unito in Iraq, comprese le modalità con cui le decisioni furono prese e messe in pratica, per poter definire nella maniera più accurata ed affidabile possibile cosa accadde ed identificare lezioni che possono essere imparate>>, per il periodo 2001-metà 2009. Ne fanno parte cinque “saggi” senza competenze specifiche in materia di diritto internazionale o di pratica forense; si aggiungono due consulenti esterni: l’ex generale Roger Wheel e la già presidente della Corte Internazionale di Giustizia, Rosalyn Higgins. L’assenza di un ,mandato chiaro, l’impossibilità di poter sanzionare atteggiamenti ostruzionistici o di depistaggio, nonché la mancanza di competenze giuridiche tra i componenti palesano la scarsa volontà politica di individuare le responsabilità, anche penali, connesse agli eventi in questione; piuttosto essa è un tentativo di smorzare il crescente malcontento popolare e di lavare le coscienze degli esponenti politici. Come affermato dal giornalista George Monbiot, un eventuale riconoscimento di responsabilità penali nei confronti di Blair, con relativo avvio di un’inchiesta giudiziaria, potrebbe portare al coinvolgimento nel processo, in qualità di imputati, di molti deputati e Lord che sostennero con il proprio voto l’invasione dell’Iraq, come previsto dallo Statuto che disciplina la Corte Penale Internazionale.
Prima del 29 gennaio, Michael Wood e Elizabeth Wilmshurst, ex consulenti legali del Ministero degli Esteri, avevano dichiarato in commissione di aver ammonito in più occasioni, tra il 2002 ed il 2003, che un intervento militare in Iraq non avrebbe avuto alcuna legittimità dal punto di vista del diritto internazionale, senza un mandato dell’ONU, o una minaccia di attacco da parte delle forze irachene o un’emergenza umanitaria. Oltre a ciò il Procuratore Generale, Goldsmith, aveva rivelato di aver ricevuto pressioni da parte dell’Esecutivo nel 2003 perché mutasse il proprio parere negativo sulla legittimità dell’invasione; cosa che fece due settimane prima dell’inizio della guerra.
Il giorno 29 centinaia di dimostranti si radunavano all’esterno della sede della Commissione Chilcot, per ribadire la propria opposizione alla guerra e reclamare con forza verità e giustizia. All’interno la commissione forniva un’ulteriore prova dell’effettivo disinteresse che la classe dirigente britannica ha nell’appurare la verità e consegnare gli eventuali colpevoli alla Giustizia. In oltre sei ore di dibattimento Blair non fu mai messo alle strette su quali reali ragioni lo avessero spinto alla scelta di invadere l’Iraq, né quali informazioni il Presidente degli Stati Uniti gli avesse trasmesso durante gli incontri dell’aprile e del settembre 2002 per spingerlo a sostenere incondizionatamente le mire imperialiste di Bush, molti mesi prima del fallimento delle trattative con il Governo iracheno. Senza che alcun membro della commissione lo incalzasse con domande “scomode”, Blair ebbe la possibilità di omettere qualsiasi prova a sostegno delle proprie decisioni, di ribadire le proprie menzogne sulla necessità di abbattere Saddam Hussein, sul fatto che il mondo fosse divenuto più sicuro dopo l’occupazione dell’Iraq e che l’instabilità di cui soffre ancora oggi l’Iraq sia causata dalle interferenze iraniane. Né fu messo di fronte alle proprie responsabilità per aver creato un precedente pericoloso, con l’invasione di un Paese non ostile e non belligerante senza alcun mandato internazionale e al di fuori del diritto internazionale. Blair ebbe parole di rammarico per le decine di migliaia di morti civili e militari, ma nessun rimorso o pentimento per le scelte effettuate, per aver mentito al mondo intero sulle armi di distruzione di massa, come sui legami tra Saddam Hussein e l’organizzazione Al Quaida.
Nuovamente, questo uomo che si era candidato alla Presidenza della UE lo scorso novembre, ha mostrato di privilegiare gli interessi di forze occulte rispetto a quelli dei cittadini. Quali altri danni avrebbe prodotto se nominato Presidente dell’UE?
I verbali e le registrazioni delle udienze della Commissione Chilcot sono consultabili al sito: www.iraqinquiry.org.uk


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