Dal 5 all’ 8 maggio 2010 si terrà il XVI congresso della CGIL: in tale occasione verrà eletto un nuovo segretario generale, dato che Epifani terminerà il massimo di due mandati previsto dallo Statuto.
Questo nuovo congresso si svolge, al di là della retorica, in una fase cruciale e determinante per il futuro dell’organizzazione stessa e, più in generale, per il movimento dei lavoratori (e quindi dei loro diritti) nel nostro paese. Il momento è storico per due motivi fondamentali che, semplificando molto, sono: la crisi economica e sociale più grave dal dopoguerra e un grande progetto organico di isolamento della CGIL da parte delle forze del padronato, del governo che ne è l’immediata espressione e da parte degli altri sindacati UIL e CISL, che prestano il fianco alle manovre più meschine.
Dunque in questo contesto si confronteranno, e già si confrontano a livello territoriale e di categoria, due documenti: un documento di maggioranza ”I diritti e il lavoro oltre la crisi”, primo firmatario Epifani, e un documento di minoranza “La CGIL che vogliamo”, primo firmatario Moccia sostenuto da alcune categorie, tra cui la FIOM.
E’ bene ricordare che c’è chi, anche a sinistra, non ha approvato la prospettiva di andare ad un congresso così importante divisi su due documenti, criticando implicitamente i “ribelli” del documento 2. E’ bene che ognuno si faccia la propria idea leggendosi direttamente i testi: leggendo ci si accorgerà che il documento che da più risposte alle priorità di noi comunisti, pur lasciando senza risposta alcune istanze, è il documento 2.
Detto questo, è utile soffermarsi su alcuni tratti che caratterizzano i due documenti e quello che più colpisce è certamente la disomogeneità degli schieramenti: si ritrovano componenti della cosiddetta “sinistra sindacale” sia a titolo individuale, sia organizzato, in entrambi i documenti e anche dirigenti sindacali moderati (per evitare altre definizioni) sono collocati tra i primi firmatari del documento 2.
Questa non omogeneità è talmente palese che addirittura il secondo testo ha, all’inizio, un cappello che ha il ruolo di chiarire questa diversità della storia politica dei firmatari, attribuendole anche un valore in sé.
Il secondo documento si sofferma in più di un’occasione sul concetto di discontinuità rispetto alla passata gestione, troppo timida nella rispondenza della pratica rispetto alle prese di posizione politiche plateali e troppo poco coerente nella quotidianità rispetto alle scelte di linea (comunque condivise) della confederazione. Consapevoli del fatto che la CGIL è l’unica organizzazione di massa rimasta in Italia a portare avanti una resistenza anche per certi versi di classe, entrambi i documenti si soffermano nell’analisi della crisi. Ma se nel primo documento ci si limita a criticare soltanto gli eccessi della speculazione finanziaria e del neoliberismo estremo (e sono, da questo punto di vista, evidenti gli “innesti”nel testo fatti da qualche firmatario col cuore più “a sinistra”), nel secondo documento l’analisi è più profonda e più condivisibile dal nostro punto di vista.
Nonostante si abbia l’impressione che su più di un punto fosse possibile trovare un compromesso tra i due approcci e nonostante un punto fermo per entrambi sia la condanna dell’accordo separato tra Governo, Confindustria, CISL e UIL, il secondo documento contiene degli elementi certamente più interessanti per noi. Anzitutto si ritrova una critica alla concertazione, una approfondita insistenza sul problema delle regole di rappresentanza, che ultimamente sembrava essere una bandiera della sola FIOM e, inoltre, si affronta il tema della precarietà con un approccio nuovo, tutto interno alle categorie e di forte estensione dei diritti.
C’è una contraddizione che viene taciuta da tutta l’organizzazione ma che non è sfuggita ai comunisti: il giudizio e la portata dell’accordo del luglio 2007 col governo Prodi. Se c’è una volta in cui la CGIL si è divisa al proprio interno negli ultimi quattro anni è stato proprio in occasione di quella firma. Oggi i rivali di allora (e sono passati soltanto tre anni!) si ritrovano sullo stesso fronte, da una parte e dall’altra e, per dirla tutta, tra i firmatari del documento 2 troviamo anche dirigenti che hanno davvero mal digerito la scelta della CGIL di non firmare l’accordo separato sul nuovo modello contrattuale.
Per quanto riguarda, infine, gli schieramenti nella sinistra “politica”, non sarà sfuggito ai più attenti l’adesione alla (e la già annunciata dipartita dalla) Federazione della Sinistra di un movimento dal nome “lavoro-solidarietà” facente capo a Gian Paolo Patta, esponente di spicco di “Lavoro e Società”, area sindacale di “sinistra” che ha aderito al documento Epifani. La presenza, nello schieramento della Federazione di questo soggetto politico, ha contribuito a determinare l’incapacità, per la Federazione stessa e per il PRC in particolare, di schierarsi chiaramente in questo congresso.
Sarà per noi molto interessante osservare e monitorare quale sarà il futuro del secondo documento e, soprattutto, chi se ne farà il portavoce nei futuri organismi dirigenti, a partire dalla segreteria: la disomogeneità dei firmatari potrebbe generare equivoci sgradevoli.


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