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3114 Gran Bretagna. Stato assistenzialista: povero rimedio alla prepotenza del capitalismo

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by carlag on 26/09/2011 · 0 comments

in Capitalismo Assassino,nr.31,UK

di Carla Gagliardini

LONDRA - Lo stato assistenzialista (anteriormente definito sociale) nasce per soddisfare alcuni dei bisogni delle classi meno abbienti e per dare una sorta di umanità al sistema capitalista attraverso una parziale redistribuzione della ricchezza.
Oggi tanto il sistema capitalista quanto il derivato stato assistenzialista stanno attraversando una profonda crisi nei paesi occidentali. Osserviamo, infatti, come i tagli alla spesa pubblica siano la parola d’ordine di tutta l’Europa occidentale e degli USA di fronte alla crisi che viviamo. Alla Grecia sono stati imposti dei tagli che flagellano la popolazione e lo stesso è capitato a Spagna, Portogallo, Irlanda, Islanda e anche all’Italia.

In Gran Bretagna, invece, la scelta di dare un taglio forte allo stato assistenzialista è venuta dal governo in carica, senza che nessuno glielo chiedesse. I tagli ai sussidi, ai servizi e al terzo settore si faranno sentire con forza nei prossimi anni, così dicono gli esperti.
Dobbiamo però porci una domanda: quali sono i benefici di uno stato assistenzialista? Se ci fermassimo esclusivamente ad un’analisi di primo impatto potremmo dire che i sostegni ai redditi bassi e la messa a disposizione di servizi permette di sradicare la povertà. Non è sempre così ma questo sarebbe l’intento.

Tuttavia se non ci limitiamo esclusivamente a guardare i benefici di breve periodo notiamo che lo stato assistenzialista porta con sé anche delle contraddizioni che sono importanti da rilevare e che mettono in luce i limiti di una società capitalista.
In Gran Bretagna, dove lo stato assistenzialista, per la parte che si riferisce al sostegno ai redditi bassi, è più efficiente di quello italiano si possono leggere alcune delle contraddizioni più rilevanti. Centinaia e centinaia di famiglie vivono esclusivamente di sussidi e crescono le generazioni che le seguono nella stessa maniera. Questo significa che siamo di fronte ad una massiccia presenza di persone che non hanno mai avuto accesso al mercato del lavoro o che lavorano sporadicamente e per brevi periodi. Molte famiglie fanno persino il calcolo economico: mi conviene lavorare oppure vivere solo di sussidi? Per quante ore mi conviene lavorare a settimana? Una società così creata soddisfa certamente le esigenze dei capitalisti che hanno bisogno di evitare che vi sia un generale malcontento per impedire che le loro posizioni di privilegio vengano messe in discussione. Tuttavia imprigiona anche una larga fetta della società ad una vita priva di ambizioni, di stimoli e la condanna alla mediocrità. Qui siamo al punto di intersecazione di scelte politiche, economiche e sociologiche.

I riots dei giorni scorsi non avevano alla base una piattaforma rivendicativa di diritti, non avevano alcun fondamento ideologico. Erano piuttosto la manifestazione di un malessere di carattere sociologico. A partecipare alle violenze sono stati dei giovanissimi che abitano le periferie più difficili della capitale e della cintura. Ragazzi e ragazze che per la maggior parte provengono da famiglie che godono di tutti i benefici dello stato assistenzialista ma con essi soffrono anche degli svantaggi che questo produce e che spesso si traducono in emarginazione, ghettizzazione e una totale assenza di prospettive future che portino all’emancipazione.
L’introduzione dello stato assistenzialista ha anche consentito di sollevare le imprese dalle loro responsabilità, mantenendo salari bassi che all’occorrenza vengono integrati dallo Stato. E mentre da un lato si hanno migliaia di persone che vivono di un salario basso (eventualmente supportato dai sussidi) dall’altro i grandi capitali accumulano sempre più ricchezze scaricando sullo stato assistenzialista, e quindi su tutti i cittadini, il costo del lavoro. A privilegio si aggiunge privilegio se pensiamo che i bonus pagati ai dirigenti di grandi imprese o agli operatori finanziari godono di una forte detassazione impedendo, quindi, che consistenti somme di denaro possano arrivare alle casse dello stato per essere poi reinvestite a favore dell’intera società.

In conclusione, in una società capitalista come quella britannica il rimedio dello stato assistenzialista per arginare le brutture del capitalismo è certamente una delle opzioni a disposizione e forse una delle migliori. Tuttavia porta con sé delle contraddizioni che possono avere degli sviluppi negativi nel lungo periodo (in Gran Bretagna questo è già evidente). Ma non potrebbe che essere così essendo che si tratta di una parziale correzione a un sistema intrinsecamente ingiusto quale è quello capitalista. E quindi la radice (il sistema capitalista) che va sradicata se vogliamo porre le basi di una società più giusta basata su una reale e seria redistribuzione della ricchezza.

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