di Nicola Melloni
LONDRA - Sembra ormai evidente che politici ed economisti, nonostante i quasi quotidiani appelli e lezioni che ci impartiscono, non hanno più il polso della situazione. Ogni giorno siamo di fronte ad una nuova emergenza, dalla Grecia all’Italia, col rischio che rimbalza dagli stati alle banche, dalle banche al mercato. Le ricette proposte dai liberali sono vecchie e stantie.
Prima si sono salvate le banche, il cui fallimento rischiava di coinvolgere l’economia reale e portare al crollo dell’Occidente. Intervento indispensabile, certo, ma in netto contrasto con qualsiasi teoria liberale – il mercato risolve i suoi problemi senza intervento pubblico. Ma il passato è passato. Ora sono gli stati in difficoltà, e poco importa che il deficit sia soltanto la conseguenza del salvataggio delle banche.
Ed ora, dunque, bisogna intervenire sui problemi dei conti pubblici e lo si può fare soltanto, dicono i liberali, tagliando le spese inutili: le pensioni, la sanità, la scuola.
Anche perché ora pure la teoria economica spiega che l’austerity è la miglior medicina per la crisi.
Alberto Alesina, economista liberale italiano di stanza ad Harvard, ha appena rivoltato come un calzino settant’anni di studi, illustrando con dovizia di particolari che i tagli alle spese dello stato, componente della domanda aggregata, in realtà aiutano la stessa domanda a crescere. Una tesi talmente assurda (e validata solo attraverso un utilizzo a dir poco disinvolto delle statistiche) che per contrastare la tesi di Alesina sono scesi in campo dei bastioni del socialismo internazionale come l’Economist ed il Fondo Monetario Internazionale.
Poco male, alla destra basta avere una pur minima copertura teorica, anche la più ridicola, per imbracciare il cannone e cominciare a sparare politiche economiche dagli effetti devastanti. Successe con Reagan e la curva di Laffer (l’idea secondo cui più si diminuiscono le tasse più aumenta il gettito fiscale, una teoria talmente priva di appigli reali che fu presto ribattezzata economia voodoo) ed ora ci siamo di nuovo con la UE che sposa un’altra bufala – l’austerity che stimola la crescita – per cercare di imporre a tutti i paesi membri l’obbligo del pareggio di bilancio per legge.
Peccato che queste assurde teorie abbiano già dimostrato di non reggere la prova del reale. L’austerity non ha salvato la Grecia, anzi. Né salverà l’Italia, il cui problema non è il deficit ma la crescita che già prima della manovra era stimata attorno al’1%. Per ridurre il debito, e di conseguenza rassicurare i mercati (che sarebbe poi quello che i liberali così fortemente vorrebbero), è indispensabile accelerare la crescita dell’economia, in quanto solo con un tasso di crescita nominale del PIL superiore agli interessi pagati sul debito si può mettere ordine alla dinamica del debito stesso.
In parte, ovviamente, ci potrebbe aiutare la BCE con una politica monetaria più espansiva, aumentando l’inflazione e riducendo di conseguenza gli interessi reali sul debito. Una soluzione che farebbe comodo a tutti i paesi in difficoltà dell’area mediterranea e che non avrebbe effetti negativi sulle economie più solide del Nord Europa.
Ma a Berlino e Francoforte si preferisce aderire ad un’altra fantasiosa teoria economica, e cioè che l’inflazione sopra il 2-3% sia un problema per l’economia, quando invece, in situazioni come queste, rappresenta una opportunità. Purtroppo ormai le fantasie liberali son state ripetute talmente spesso che sono entrate nell’immaginario comune. Nessuno si ricorda degli anni 60 e 70 quando l’Occidente cresceva, l’inflazione era assai più alta eppure si creavano opportunità di investimento e lavoro ben più ampie di quelle odierne. Ed il salario non perdeva valore perché i sindacati combattevano dalla parte dei lavoratori e non svendevano i diritti.
Certo l’inflazione ha dei costi, ma son costi che sopportano, soprattutto, i creditori. Comporta dei problemi, ma soprattutto per i mercati finanziari che non riescono a calcolare correttamente il rischio. E dunque le istituzioni europee si mettono a difesa di mercati e creditori, contro il lavoro e i debitori. Una chiara scelta politica ed economica, di classe.
Le soluzioni vanno dunque cercate altrove. Non potendo contare sulla leva monetaria, il nostro paese ha bisogno ora più che mai di una manovra che rilanci la crescita e non di una finanziaria recessiva come è invece quella proposta dal governo Berlusconi. Certo le spese improduttive devono essere cancellate, mentre bisogna rilanciare gli investimenti. Per reperire risorse e per cominciare ad abbattere il debito è inevitabile che tale manovra parta da una tassa patrimoniale il cui effetto sui consumi, al contrario di un innalzamento dell’IVA, sarebbe assai limitato. Quello che serve, dunque, è una patrimoniale seria, sul modello di quella proposta da Modiano, che, rastrellando fino a 200 miliardi di euro, contribuirebbe in maniera decisiva a ridurre il debito, riconquistare la fiducia dei mercati e, di conseguenza, abbassare in maniera consistente lo spread con i titoli tedeschi. A regime si libererebbero 9 miliardi di euro annui, tre volte il contributo che si spera di ottenere da una contro-riforma pensionistica, denaro utile per rilanciare l’occupazione e il salario (e dunque consumi, crescita ed investimenti) con interventi, ad esempio, sul cuneo fiscale. Purtroppo in Italia pare che nessuna forza politica presente in Parlamento abbia il coraggio di far sua tale proposta.
L’unica maniera di uscire da questa crisi è evitare che le politiche fiscali, come già quelle monetarie, rimangano ostaggio di una élite di super ricchi che si fanno scudo con teorie economiche fantasiose e dagli effetti disastrosi per l’Europa e per il mondo
- – - – 0 – - – -
[Scarica questo articolo in pdf]
[Scarica il numero completo di Aurora 31 in pdf]
[Il link permanente di questo articolo è http://aurorainrete.org/wp/3103
e il link ai commenti è http://aurorainrete.org/wp/3103#comments ]


{ 1 comment… read it below or add one }
Concordo con quanto espresso. Finche’ accetteremo e daremo per normale e accettabile l’attuale accordo fra banche i governi europei che determinano le politiche dell’Unione Europea, permetteremo loro di fare profitti sulle rendite finanziarie, di creare debito pubblico e privato. Di far ripianare i debiti delle banche dallo stato aumentando ulteriormente il debito pubblico. Per poi usare il debito pubblico come pretesto per imporre politiche antipopolari, ossia togliere i diritti conquistati negli ultimi decenni. Con il pretesto del “debito pubblico insostenibile” maggioranze liberiste e opposizioni socialdemocratiche dei paesi europei si uniscono nel cancellare i diritti dei lavoratori, cancellare lo stato sociale e ridurre salari diretti indiretti e differiti. I diritti da togliere vengono imposti ai governi (ben felici di farselo imporre per non pagare le conseguenze politiche) dalla BCE (ossia dai suoi stakeholders, le banche centrali europee, che non sono altro che banche private). In altre parole il capitale decide come e quanto sfruttare i cittadini.
Segnalo a margine un video che mostra come avviene l’emissione di moneta: http://www.youtube.com/watch?v=2PRRk-YM4rM&feature=related
You must log in to post a comment.