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3216 Grecia: Cavia del processo neoliberale per l’Europa intera

by admin on 03/02/2012 · 0 comments

in Capitalismo Assassino,Crisi Economica,Economia,Grecia,nr.32

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di Vassilis Primikiris,
Member of the Panhellenic SYRIZA Coordinating Committee
Head of SYN’s Department on Issues for Greeks of the Diaspora

ATENE - Viviamo un periodo mai visto prima, non solo per la Grecia, ma per tutta l’Europa.
La crisi economica che la Grecia sta vivendo, non rappresenta un ulteriore fenomeno nazionale isolato, ma un problema europeo, una crisi europea del modello neoliberale di sviluppo. Un modello di sviluppo il quale si è basato, da venti anni a questa parte, sui teoremi principali del neoliberalismo, e cioè sulla divinizzazione del mercato e della competitività (privatizzazioni, liberalizzazione dei mercati ecc.), su di uno Stato ridimensionato all’esasperazione, privo di un’importanza reale, economica e sociale  (demolizione dello stato sociale, patto di Stabilità ecc.) e sulla flessibilità dei rapporti lavorativi (incoraggiamento dell’occupazione parziale, direttiva Bolkenstein, ecc.)  I risultati di questo esperimento neoliberale erano già visibili prima dello scoppio della crisi. Il Patto di Stabilità, vera mannaia dello stato sociale, ha portato ad uno sviluppo ridotto e incompatibile con i bisogni reali; ha comportato, nel contempo, un aumento della disoccupazione, mentre il tentativo di arrestare l’inflazione ha esercitato insopportabili pressioni sui redditi dei lavoratori ed è stato tradotto dai governi di destra e socialdemocratici come la tanto attesa opportunità di arginare il costo del lavoro. Allo stesso tempo, le forme di lavoro flessibile e la liberalizzazione dei mercati, invece di portare ad una distribuzione più razionale del tempo di lavoro e delle risorse economiche, hanno invertito i termini di coesione sociale e del modello sociale europeo del dopoguerra.

Chi crede che la crisi riguardi solo la Grecia si sbaglia di grosso. La crisi appartiene all’intera Unione Europea. Non è stato compreso che ormai troppi problemi si sono accumulati dalle decisioni prese in diversi momenti dall’UE e che ormai tali problemi l’hanno condotta in una via senza uscita, alla quale la Sinistra si era opposta e della quale aveva dato preavviso.
Il peso della crisi è stato trasferito dai mercati, sulle spalle del mondo del lavoro e dello stato sociale. La Grecia, come abbiamo sottolineato anche nel partito della Sinistra Europea, ha svolto il ruolo di cavia in questo esperimento.

Negli ultimi tempi si sentono molte bugie sui lavoratori Greci.
La stessa cancelliera Merkel, come molti altri leader, mentono in modo vergognoso ai contribuenti dei propri paesi, sostenendo che i greci vengono pagati per poltrire e passare tutto l’anno in vacanza.
Tutti costoro dovrebbero chiederci scusa perché oggi i greci hanno il periodo di vacanza più breve e il reddito di gran lunga più basso nella zona euro.
Devono, inoltre, ammettere che i prestiti a carico dei contribuenti di questi paesi non servono a pagare gli stipendi e le pensioni dei greci, ma per salvare bancarottieri e finanziare le banche in via di fallimento, tanto in Grecia quanto in Germania e in Francia.
La Grecia è arrivata alla crisi a causa della totale immunità fiscale degli ingenti patrimoni e del capitale e a causa delle enormi spese per la difesa. A causa del saccheggio inflitto allo stato greco da contratti scandalosi stipulati con società greche o con multinazionali come la Siemens, la quale è coinvolta in casi di corruzione. Non certo perché desse stipendi troppo alti. É vero semmai il contrario.
Sono questi i presupposti da cui il governo sedicente socialista è partito per rendere il paese prigioniero del Fondo Monetario Internazionale e della lobby neoliberale dell’Unione Europea.
Da allora, la Grecia si trova in un circolo vizioso di recessione profonda, con tragiche conseguenze sociali. E questa crisi si sta espandendo e riproducendo nel resto d’Europa.

La politica di recessione e di distruzione sociale imposta alla Grecia, e gradualmente anche agli altri paesi, non è una soluzione per risolvere il problema del debito. Al contrario, il debito della Grecia è aumentato in modo drammatico.  Oggi, si discute ancora una volta per un ulteriore taglio del debito, accompagnato però da nuove dure misure anti-sociali, le quali porteranno ad una maggiore recessione.
E’ stupido credere che una crisi possa essere superata con misure di austerità che approfondiscono la recessione.  Per la Grecia il 2012 sarà il quarto anno di recessione. Non si vedeva una cosa simile dai tempi dell’ occupazione nazista.
Di conseguenza, la questione è il rovesciamento immediato delle politiche di austerità e un congelamento (una moratoria) del saldo del debito finché non esisterà una soluzione europea, per la cancellazione di una grande parte del debito, con condizioni analoghe alla regolazione per la cancellazione del debito tedesco nel 1953, dove era prevista una clausola di sviluppo per il saldo del debito rimanente.
Le ricette del vertice europeo non ci soddisfano per niente.  I leader dell’Europa sono imprigionati nel proprio dogmatismo neoliberale senza via d’uscita.
Stanno sacrificando i diritti e cancellando le conquiste di decenni.  L’esperimento greco, che distrugge diritti lavorativi e assicurativi e svende il patrimonio pubblico, è pronto per essere esportato. I più deboli tra i paesi europei, vengono spinti nel precipizio per salvare i banchieri.
Dobbiamo impedire questo disastro. E’ arrivato il momento di finirla con il neoliberalismo e aprire vie alternative per un ‘Europa democratica e sociale, emancipata dalle costrizioni del guadagno e dei mercati.

Bisogna creare un fronte di salvezza dei popoli d’Europa. Il Partito della Sinistra Europea la nostra casa comune il GUE/NGL, ha indicato la via verso un’Europa alternativa:

  • Ristrutturazione del debito a livello europeo.
  • Prestito diretto degli stati dalla Banca Centrale Europea
  • Imposizione di un controllo pubblico del sistema bancario e finanziario.
  • Ridistribuzione della ricchezza e sostegno allo stato sociale.

Politiche che si possono ottenere solo con il rafforzamento del movimenti di resistenza sociale, che facciano fronte al nemico comune: l’avido e cinico neoliberalismo. Nei giorni scorsi, in Grecia, centinaia di migliaia di lavoratori, piccoli liberi professionisti, disoccupati, studenti universitari e studenti delle scuole, anziani, hanno letteralmente inondato le strade delle città greche. Solo le lotte sociali di massa, insieme ad un programma di transizione condiviso e sostenuto a livello europeo, possono cambiare il futuro.

Ci dobbiamo a impegnare a coordinare la nostra azione internazionale, affinché, insieme alle forze del movimento popolare,  possiamo salvare i nostri popoli e le nostre società. Impegniamoci a proteggere la democrazia prima che sia troppo tardi per l’Europa.

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