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1516 Rosa Luxembourg

by claudiac on 26/01/2010 · 3 comments

in Femminismo,Marxismo,nr.15,Storia

Rosa Luxemburg, filosofa, teorica, attivista politica, rivoluzionaria, resta una delle figure di spicco nella storia del comunismo. Determinante fu infatti non solo il contributo che diede all’attività politica, contributo pagato con la morte, ma anche quello dato all’economia, disciplina in cui l’apporto femminile, soprattutto all’inizio del secolo scorso, era purtroppo estremamente limitato.
A 91 anni dal suo assassinio molti studiosi si chiedono ancora oggi come sarebbe stata la storia tedesca, europea, mondiale se in quella notte Rosa non avesse perso la vita, quale esito avrebbe avuto la rivoluzione tedesca, quali le conseguenze rispetto al nazifascismo, e quale l’assetto mondiale odierno.

Visse da vicino la degenerazione burocratica dell’opportunismo dei dirigenti del movimento operaio, degenerazione contro la quale lottò nella teoria dei suoi scritti e nella pratica delle sue decisioni politiche. Si oppose al riformismo scelto da vari esponenti del suo partito e lottò fermamente affinché i lavoratori uniti dagli stessi interessi si opponessero ad una guerra decisa senza di loro e che avrebbero dovuto combattere.
Ultima di 5 figli, nacque da una famiglia di origine ebraica il 5 marzo del 1871 a Zamosc, in quella parte della Polonia allora sotto il dominio russo.

Frequentò una scuola superiore femminile a Varsavia. A 15 anni era già membro del partito di sinistra “Proletariat”, partito fondato nel 1882 per migliorare le condizioni di vita del proletariato polacco. In seguito all’organizzazione di uno sciopero generale, il partito venne reso illegale e quattro dei dirigenti condannati alla pena capitale. Nonostante ciò, alcuni dei membri, tra cui anche Rosa, continuarono a incontrarsi segretamente per portare avanti la lotta intrapresa. Per evitare la detenzione Rosa fu costretta nel 1889 a trasferirsi in Svizzera e a continuare gli studi universitari a Zurigo.

Nel 1893, insieme a Leo Jogiches e a Julian Marchlewshi, fondò la rivista Sprawa Robotnicza (La causa dei lavoratori), in piena opposizione all’orientamento nazionalista del Partito Socialista polacco (PPS). Prioritaria era, secondo la Luxemburg, la lotta contro il capitalismo, battaglia questa più importante di qualsiasi lotta locale in nome di un’autonomia nazionale. Contraria al diritto all’autodeterminazione delle nazioni sotto il socialismo, pensava che la liberazione della Polonia potesse avvenire solo attraverso una rivoluzione che doveva interessare Germania, Austria e Russia. Scevra da qualsiasi ideale nazionalista, non vedeva infatti il nemico nell’oppressore straniero quanto nella sottomissione ai modi di produzione capitalistici.

Nonostante abbia vissuto la maggior parte della sua viva adulta in Germania, fu una delle principali figure della socialdemocrazia polacca. Con Leo Jogiches fu cofondatrice del Partito Socialdemocratico polacco (SDKP), partito che successivamente si unì all’organizzazione socialdemocratica lituana divenendo il SDKPiL.

Sposatasi con Gustav Lubeck, ottenne nel 1898 la cittadinanza tedesca. Una volta a Berlino si unì all’ala più estremista del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD), delineando in un manifesto del 1899 “Riforma sociale o Rivoluzione” una linea politica contraria e opposta al riformismo di Eduard Bernstein. Abile oratrice, divenne presto uno dei portavoce del partito, insistendo fortemente contro ogni tipo di svolta revisionista e riformista in nome di un marxismo il più possibile vicino alle masse. Vedeva nei lavoratori una creatività e una spontaneità rivoluzionarie che i capi di partito non dovevano né potevano forzare o reprimere in “una camicia di forza burocratica”, sosteneva infatti che sono solo le masse che possono cambiare la storia mentre il partito può indicarne la via ma non contenerne i movimenti. Considerava infatti che anche gli errori di un reale movimento operaio fossero storicamente più utili e validi dell’infallibilità del miglior comitato centrale.

Si scontrò spesso contro il conformismo parlamentare del suo partito di fronte alla prospettiva di una possibile guerra. In molti dei suoi articoli espresse la sua posizione pacifista antimperialista e antimilitarista che la Germania stava intraprendendo. In risposta alla possibilità di guerra vedeva assolutamente necessario organizzare uno sciopero generale che potesse unire tutti i lavoratori, sciopero al quale il leader dell’SPD si oppose e che causò la rottura con Kautsky nel 1910.

Fu in quegli anni che cominciò a insegnare marxismo ed economia al centro di formazione dell’SPD a Berlino. Tra i suoi studenti Friedrich Ebert, primo presidente della Repubblica di Weimar.

La sua prima opera fu “L’accumulazione del Capitale” pubblicata a Berlino nel 1913. Con queste parole Rosa ricorderà quel periodo “Il periodo in cui scrissi ‘L’accumulazione’ è tra i più felici della mia vita. Vivevo come in uno stato di ebbrezza, giorno e notte non vedevo e non sentivo altro che questo unico problema il quale si sviluppava così bene davanti a me, e non saprei dire cosa mi dava più gioia: il processo del pensiero, quando rigiravo una questione intricata passeggiando lentamente su e giù (….) oppure la stesura, il fatto di dare una forma letteraria con la penna in mano. (…) Ho scritto l’intero libro d’un fiato, in quattro mesi.
Forse fu proprio l’impulso creativo che generò quest’opera – proprio più di un’opera d’arte che di un saggio scientifico – a rendere lo scritto di così difficile interpretazione.

In seguito all’attentato a Sarajevo contro Francesco Ferdinando e sua moglie nel giugno del 1914, diventata la guerra un evento inevitabile, in varie manifestazioni di piazza Rosa Luxemburg invitò la popolazione maschile all’obiezione di coscienza e alla disobbedienza all’interno dell’esercito per rendere evidente come la guerra fosse un evento non voluto dalle masse ma solo dalla classe dirigente. Questo atteggiamento le costò una condanna a un anno di reclusione per incitamento alla disobbedienza contro l’ordine pubblico.

L’inizio della guerra e il successivo appoggio del suo partito alle decisioni del governo con la vittoria in tal modo della linea revisionista, costarono a Rosa una grave sconfitta  sentita non solo come sconfitta politica ma anche personale.

Nei giorni successivi l’inizio della guerra, insieme a Karl Liebknecht, Clara Zetkin e Franz Mehring, creò il Gruppo Internazionale, successivamente Lega Spartachista, con cui scrissero un insieme di pubblicazioni illegali firmate, emulando il gladiatore tracio che capeggiò gli schiavi di Roma ribellatisi in nome della libertà, “Spartaco”.
La Lega Spartachista si oppose fortemente alla guerra, invitando la classe operaia ad uno sciopero generale per contrapporsi alle decisioni del governo. Purtroppo ciò costò a Rosa Luxemburg e a Karl Liebknecht una pesante condanna a 2 anni e mezzo di reclusione che Rosa passò nelle carceri di Poznan e di Breslau.

In carcere non fermò la sua attività di rivoluzionaria e politica. Continuò a studiare, a scrivere, a far uscire illegalmente i suoi scritti firmati con lo pseudonimo di “Junuis”e a farli pubblicare clandestinamente affinché potessero essere diff usi. Tra gli scritti di quel periodo “La rivoluzione Russa”, in cui criticò apertamente il movimento bolscevico paventando la possibilità dello sviluppo di una dittatura.
Fu di allora la famosa frase «Freiheit ist immer die Freiheit des Andersdenkenden» (la libertà è ed è sempre stata la libertà di coloro che pensano diversamente).
Di quegli anni anche “La crisi della socialdemocrazia”.

Rosa uscì dal carcere l’8 novembre, poco dopo Liebknecht, il quale stava riorganizzando la Lega Spartachista. Crearono la rivista “Bandiera Rossa” in cui Rosa scrisse vari articoli in cui chiedeva l’amnistia per tutto i prigionieri politici e l’abolizione della pena di morte.

Il primo gennaio 1919, grazie al lavoro di Rosa con Karl Liebknecht, nacque, dall’unione della Lega Spartachista con altri gruppi socialisti e comunisti, il KPD, il Partito Comunista Tedesco. Rosa voleva che il KPD entrasse a far parte dell’assemblea costituente che stava ponendo le basi della Repubblica di Weimar, ma ciò non accadde.

Nonostante alcuni dei dirigenti del KPD, tra cui la stessa Rosa, fossero contrari a nuovi sollevamenti di massa, prevedendo un possibile finale negativo, una nuova ondata rivoluzionaria scosse la Germania. Friedrich Ebert, esponente socialdemocratico, si avvalse dei Freikorps, organizzazione paramilitare formata per lo più da veterani tedeschi, per reprimere violentemente tali movimenti.
Il 15 gennaio 1919 sia Rosa che Liebknecht furono catturati e uccisi quello stesso giorno dai reparti scelti paramilitari dei Freikorps.

La metodologia utilizzata da Rosa per cogliere e interpretare gli eventi storici deve esser ricercata nella teoria pratica dei suoi scritti, nei suoi lavori politici ed economici.
Rosa Luxemburg non considerava il marxismo una “Summa eologica”, un insieme di verità infallibili vere sempre ed ovunque, ma un processo vivo, che si sviluppa nella storia con gli eventi storici e che va colto e compreso nel suo evolversi.
“L’essenza del marxismo sta non in questa o in quell’opinione sui problemi correnti, ma solo in due fondamentali principi, il modo dialettico-materialistico di studiare la storia (…) e l’analisi dello sviluppo capitalistico.”

La Luxemburg considerava la scientificità del pensiero Marxiano dovuta alla prospettiva rivoluzionaria in cui Marx si pose. Grazie al suo “punto di vista” rivoluzionario, Marx poté vedere ciò che per il sistema economico-borghese era invisibile, “Il segreto della teoria del valore in Marx, della sua analisi del denaro, della sua teoria del capitale, del tasso di profitto e, di conseguenza, di tutto il sistema economico attuale, è il carattere transitorio dell’economia capitalistica, la sua rovina e, conseguentemente – questo non è che un altro aspetto – lo scopo finale del socialismo” (Riforma o rivoluzione, 1899).

Considerava il marxismo un modo rivoluzionario per capire l’assetto socio-politico mondiale, vedeva nella storia l’unica vera insegnante, nella rivoluzione la miglior scuola per il proletariato.

Centrale nel pensiero di Rosa Luxemburg il processo dialettico tra spontaneità dei movimenti di massa e organizzazione, intesa quest’ultima come avvicinamento “burocratico” o istituzionale alla lotta di classe. Secondo una visione dialettica della realtà, spontaneità e organizzazione, sono considerati due momenti diversi di uno stesso processo, separati ma non separabili, in cui l’esistenza dell’uno è intrinsecamente connessa a quella dell’altro. “La classe lavoratrice di ogni paese apprende a lottare nel corso della sua lotta (…) la socialdemocrazia è solo una piccola parte del totale della classa lavoratrice, sangue del suo sangue, carne della sua carne. La socialdemocrazia cerca e trova le vie, gli slogan della lotta dei lavoratori solo nel corso della lotta stessa e acquisisce la certezza del cammino durante e attraverso questa lotta”.

Difendendo il marxismo “classico” in contrapposizione al revisionismo riformista che non smise mai di combattere, Rosa Luxemburg si soffermò varie volte a descrivere la creatività e la spontaneità rivoluzionaria dei movimenti di massa. I dirigenti del partito operaio non devono e non possono forzare o reprimere tali movimenti, ma solo indicarne la via. Quando Rosa Luxemburg parla di spontaneità non resta mai sul terreno dell’astrattezza, ma sempre legata alla concretezza degli avvenimenti storici. Gli inizi del secolo scorso furono caratterizzati da forti movimenti di massa in tutta Europa. “ La socialdemocrazia è semplicemente la personificazione della moderna lotta di classe del proletariato, lotta condotta come conseguenza diretta della storia stessa. Le masse sono realmente coloro che decidono e creano dialetticamente il loro processo di sviluppo. Quanto più si sviluppa, cresce e si fortifica la socialdemocrazia, tanto più i lavoratori stessi vanno verso il loro destino.” (La politica degli scioperi e dei sindacati).

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{ 3 comments }

1 Claudia 29/01/2010 alle 22:33

Grazie Mario per la segnalazione!
Purtroppo molti scaldasedie e persone che lasciano che le loro sedie si ‘raffreddino’ oggi scelgono coscientemente e opportunisticamente cio’ che Rosa aveva visto allora come inconscia aspirazione.

2 ortensia 28/01/2010 alle 18:41

Rosa Luxemburg è stata un grande rivoluzionaria. Mi piace la riflessione di MarioGC sull’attualità dell’opportuniso degli scalda sedie nazionali. Pero’ forse Lenin aveva ragione quando affermava che Rosa sbagliava in merito alla costruzione del Partito. Purtroppo i risultati hanno dato ragione a lui e gli spartachisti sono stati sterminati

3 MarioGC 27/01/2010 alle 15:51

Il giornale spagnolo “Público”, laico e progressista di diffusione nazionale, sta portando avanti una bella iniziativa di diffondere libri di “Pensiero critico”, e tra gli ultimi c’era l’ottima opera di Rosa Luxemburg “Riforma sociale o rivoluzione”. Assolutamente da (ri)leggere, perché si vede perfettamente come da oltre cent’anni i compagni devono affrontare gli stessi problemi dell’opportunismo, del tatticismo, del revisionismo:

“L’indirizzo opportunistico nel partito … non è altro che l’inconscia aspirazione ad assicurare il predominio agli elementi piccolo-borghesi affluiti al partito e a rimodellare secondo il loro spirito la prassi e gli scopi del partito. Il problema della riforma sociale e della rivoluzione, dello scopo finale e del movimento è l’altra faccia del problema del carattere piccolo-borghese o proletario del movimento operaio. ”

In italiano si trova per esempio qui: http://www.marxists.org/italiano/luxembur/1899/rif-riv/index.htm

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