Un’inversione di tendenza del sindacalismo di base e una “sfida” alla sinistra in Cgil
di Salvatore Cannavò
Un “sindacato che serve”, un sindacato che “connetta le lotte”.
Per questo si chiamerà Usb, Unione sindacale di base, declinato anche in “unità, solidarietà, bisogni” ma decisamente ricalcato sul nome scientifico della “chiavetta” con cui connettersi oppure portarsi dietro la memoria.
È nato a fine maggio, come esito di un processo di fusione iniziato circa due anni fa e, numeri reali alla mano, potrebbe essere il quarto sindacato italiano, a sinistra di Cgil, Cisl e Uil. Qui gli iscritti dichiarati sono 250 mila e sono stati rappresentati in questo congresso da 644 delegati che domenica hanno tenuto la loro sessione conclusiva per celebrare quello che è stato definito “un evento”.
E, sia pure nelle dimensioni ridotte del sindacalismo di base, l’evento c’è stato. Perché dopo circa trent’anni di storia, dopo lotte importanti – nella scuola, nel pubblico impiego, nei trasporti, per una fase anche in grandi fabbriche – dopo molteplici fratture e mini-scissioni, il sindacalismo di base prova a invertire la tendenza, fondendo pezzi piuttosto importanti come le Rdb, molto attive nel Pubblico impiego, nella Sanità, tra i Vigili del Fuoco e l’Sdl, sindacato protagonista delle lotte all’Alitalia e nei trasporti locali ma anche alla Fiat di Cassino o negli enti locali. E poi settori della Cub, la confederazione unitaria di base che nella sua maggioranza non aderisce al nuovo sindacato.
Ma nella giornata conclusiva hanno offerto più di una disponibilità anche altri due sindacati indipendenti con un certo peso: lo Snater (comunicazioni, Rai e Telecom) e la storica sigla dei macchinisti Orsa; entrambi, hanno spiegato, non aderiscono oggi solo per una questione di tempi ma si batteranno per convincere i propri iscritti a realizzare una fusione “calda”. Quindi, il tentativo è quello di realizzare un’uscita da una fase, per alcuni quella della “minorità”.
E che la fase sia diversa non sfugge a nessuno: se fino a qualche anno fa, una sinistra radicale unita e combattiva offriva un quadro unitario, sul piano politico, anche per cimentarsi con forme organizzative diverse, oggi questa possibilità è praticamente scomparsa. Le organizzazioni politiche invitate, e salutate dalla presidenza, erano otto e il 90% di loro, qualche anno fa, erano tutte componenti di Rifondazione comunista. Ma non c’è solo questo, c’è anche il fatto che, come ha sottolineato duramente Leonardi, si tratta di «incidere sulla realtà» e questo non è più possibile con forme sindacali di testimonianza.
Oltre a dividersi nei due comparti del pubblico e del privato, l’Usb che nasce sarà un sindacato «meticcio», che non vuol dire solo aperto non solo agli immigrati ma anche al non-lavoro, al nuovo precariato o ai bisogni sociali diffusi come la casa (e infatti avrà al suo fianco la sigla degli inquilini Asia).
Ma meticcio vuole dire ovviamente soprattutto lavoro migrante.
Ed è stato un bel momento quello dell’intervento di Abubakar Soumahaka, uno dei nuovi dirigenti della novella organizzazione, proveniente dall’Africa. Abu ha infiammato la sala ricevendo un’adesione convinta soprattutto quando ha detto la più elementare delle verità eppure la più difficile ad affermarsi anche a sinistra e cioè che «l’antirazzismo generico non basta più perché i migranti vengono utilizzati per dividere tutti i lavoratori e noi dobbiamo batterci contro la concorrenza tra lavoratori italiani e stranieri, che c’è!, e per farlo occorre avviare una campagna per il permesso di soggiorno a prescindere dal contratto di lavoro».
L’Usb sarà un sindacato nettamente alternativo a Cgil, Cisl e Uil a cui si rimprovera una linea totalmente concertativa e decisamente schiacciata sia sul governo che su Confindustria, come dimostra l’indecente contratto dei tessili. Ovviamente le linee guida non saranno del tutto omogenee. Il sindacalismo proveniente dall’esperienza Rdb su questo è molto rigido mentre nell’Sdl è stato sperimentato sempre un rapporto con le aree critiche della Cgil e l’idea di attivare canali unitari a partire, ad esempio, dai coordinamenti Rsu o similari.
All’assemblea è intervenuto, a nome della Rete28Aprile, Fabrizio Burattini, neo eletto nel direttivo nazionale che ha fatto un discorso onesto parlando della «sfida» che la nuova organizzazione porrà a chi ancora si batte in opposizione dentro la Cgil. «Rappresentate per noi una sfida perché ponete un argine alla frammentazione e indicate la praticabilità di un’opzione alternativa». Tra l’altro, la nascita dell’Usb avviene in un momento in cui la minoranza Cgil oscilla nella determinazione a formare un’area programmatica interna e quindi a irrigidire la sua opposizione. Un’incertezza che potrebbe provocare delle negative battute d’arresto e quindi movimentare la situazione. Molto fitta l’agenda che esce dal congresso di fondazione: a partire dalla manifestazione nazionale a Roma il 5 giugno, indetta assieme a un’altra sigla sindacale che ha scelto di non confluire nel nuovo soggetto, la Confederazione Cobas. E molte iniziative all’insegna del “no alla crisi” e al tentativo di farla pagare ai lavoratori. «Ci hanno fatto fare sacrifici negli ultimi venti anni – ha concluso Leonardi – per ridurre il debito pubblico che però è passato dal 103% al 118%. E allora, che li abbiamo fatti a fare questi sacrifici, chi ci ha guadagnato?».
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