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2206 “Lacrime e sangue” per tutti i lavoratori europei

by andrea78 on 29/06/2010 · 1 comment

in Capitalismo,Capitalismo Assassino,Crisi Economica,Economia,Europa,Germania,Lavoro,nr.22,Portogallo,Romania,Sfruttamento,Spagna,UK

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I governi europei (per primi quelli “socialisti”) adottano politiche di tagli che fanno eco a quelle applicate in Grecia

di Andrea Albertazzi

Anche sui giornali borghesi non si è mancato di definire il pacchetto di tagli alla spesa pubblica, ai servizi, agli stipendi e alle pensioni adottato dal governo greco come un piano di “lacrime e sangue”. A poche settimane di distanza è già chiaro a tutti che si tratta di un copione che non è riservato alla penisola ellenica e che i lavoratori greci non saranno i soli a dover sopportare gli effetti devastanti di una crisi che non hanno nemmeno contribuito a determinare.
Le misure di “lacrime e sangue” sono già state annunciate da numerosi governi europei: tra i primi quelli “socialisti” di Zapatero in Spagna e di Socrates in Portogallo, poi sono venuti paesi dell’est come Romania e Bulgaria, poi l’Italia (che fino all’altro ieri ha negato l’esistenza stessa della crisi), il Regno Unito e infine la Germania, che ha già rivisto al rialzo la prima stima della manovra.

Tutti questi piani di austerità propongono le stesse identiche ricette, le quali ovviamente, fanno ricadere i sacrifici sempre sulle stesse spalle. Anzitutto si tratta di tagli sconsiderati al settore pubblico, in termini di dipendenti, di blocco delle assunzioni, di eliminazione degli assegni sociali e di disoccupazione, di forte ridimensionamento dei trasferimenti agli enti locali, di taglio dei servizi pubblici (anche quelli essenziali), ecc. Ma anche nel diritto del lavoro vengono introdotti, con la scusa di essere più competitivi sul piano internazionale, ulteriori elementi di flessibilità e un abbassamento delle tutele dei lavoratori, accelerando una “corsa al ribasso” dei diritti che già in essere negli ultimi decenni. Vengono e verranno inoltre profondamente toccate le pensioni: è previsto un innalzamento generalizzato dell’età pensionabile in Italia, in Spagna e in Germania e altri paesi molto probabilmente seguiranno.

Ciò dimostra come sia in atto in Europa una vera e propria ristrutturazione generalizzata del ruolo e del peso dello Stato nella società, nel mondo del lavoro e nei servizi. La crisi econoùoca, che viene presentata come un elemento esogeno e imprevedibile, viene utilizzata come una clava dai governi per accelerare la demolizione complessiva del famoso “modello sociale europeo”, riducendo al minimo il “welfare state” e portando al minimo i diritti dei lavoratori.
In tutti i piani di austerità messi in piedi dai vari governi non si osserva la minima volontà (nemmeno di facciata) di voler colpire i veri responsabili della crisi: non c’è nulla su banche, transazioni finanziarie internazionali e grandi capitalisti. Inoltre, nella architettura delle soluzioni adottate dai vari paesi, è esplicito l’intervento del Fondo Monetario Internazionale, le cui ricette, fatte di demolizione del ruolo redistributivo dello Stato, vengono questa volta introdotte anche nei paesi dell’Europa occidentale, i quali si erano sempre sentiti in grado di gestire autonomamente i conti pubblici.

L’incapacità, da parte dei grandi partiti social-democratici europei, siano essi al governo o all’opposizione, di saper proporre una soluzione alternativa a quella dettata dagli organismi economici internazionali, dimostra da un lato la loro completa adesione al progetto neoliberista che ha deciso le sorti del nostro pianeta negli ultimi vent’anni e dall’altro la completa esautorazione della politica dalle scelte concrete che decidono il destino di un paese. A tutti i lavoratori europei è sempre più chiaro che eleggere un governo socialista non è affatto una garanzia per la protezione dei loro diritti e delle loro condizioni di vita e di lavoro: anzi, questa fase dimostra piuttosto il contrario. I più avveduti si rendono conto che le vere scelte politiche sono fatte ben lontano dalle riunioni dei consigli dei ministri. Di fronte a questo scenario può aumentare ancor di più l’astensionismo o, peggio ancora, i partiti di estrema destra potrebbero veder aumentare il loro consenso. Come comunisti abbiamo il dovere di saper proporre ai lavoratori di tutti i paesi, una alternativa politica credibile, un progetto rigoroso di uscita dalla crisi attraverso un nuovo sistema economico, senza essere la stampella di nessuno.

“Lacrime e sangue” in 5 Stati

GERMANIA - Il governo tedesco, dopo aver dichiarato di avere pronto anche per la Germania un piano di austerity che avrebbe dovuto comportare un risparmio di dieci miliardi di euro all’anno fino al 2016, ha già rettificato questa stima al rialzo affermando che il risparmio dovrà essere di 81 miliardi entro il 2014. Sarà una manovra che colpirà ferocemente lo stato sociale, ad esempio attraverso la soppressione del cosiddetto assegno per il “congedo parentale”, contributo economico che viene erogato al genitore in aspettativa dopo la nascita di un figlio e il licenziamento di 10mila dipendenti pubblici. Nonostante i dettagli del piano non siano ancora stati resi pubblici, la Merkel ha dichiarato che si tratterà di misure “gravose, difficili e necessarie” per il futuro della nostra moneta (l’euro) e del nostro paese.

UK – Il nuovo governo di coalizione britannico, nel tentativo di ridare fiducia ai mercati riducendo il debito, ha messo in campo, oltre alla simbolica riduzione del 5% dei compensi dei ministri, la soppressione delle politiche di espansione della spesa lanciate dal precedente governo con l’intenzione di risanare l’economia e un forte ridimensionamento delle spese dei ministeri, sospendendo anche le nuove assunzioni. Il premier conservatore Cameron ha già detto che lo stile di vita inglese dovrà inevitabilmente essere messo in discussione.

SPAGNA – In Spagna, il governo Zapatero ha annunciato un piano di austerity da 15 miliardi di euro con l’obiettivo di ridurre sensibilmente il deficit. Sono previsti una decurtazione del 5% dei salari dei dipendenti pubblici, l’eliminazione del bonus alle coppie per la nascita di un figlio, la soppressione dell’indicizzazione automatica delle pensioni all’inflazione, un taglio di 1,2 miliardi di euro ai finanziamenti alle regioni, un taglio di ben 600 milioni di euro agli aiuti allo sviluppo verso l’estero e perfino un budget diminuito per i medicinali del sistema sanitario pubblico. Da un punto di vista macroeconomico, però, il problema principale della Spagna è quello della disoccupazione, che raggiunge e supera il 20%, il doppio della media dell’Eurozona e queste misure non ne incentiveranno certamente una diminuzione. Zapatero ha dichiarato che queste decisioni sono il risultato di una forte pressione da parte degli organismi internazionali e da parte dei mercati, ma l’FMI le ha già giudicate insufficienti e ha “suggerito” una ulteriore liberalizzazione del mercato del lavoro (che in Spagna è già tra i più precari d’Europa), indispensabile per scaricarsi di dosso il peso del debito e del deficit. I principali sindacati spagnoli, Comisiones Obreras e UGT condannano il piano di austerity e hanno indetto un partecipatissimo sciopero del settore pubblico l’8 giugno , in preparazione di un probabile sciopero generale.

PORTOGALLO - In Portogallo, il governo ha approvato un pacchetto di misure che include, tra le altre cose, un taglio del 5% dei salari dei quadri pubblici e dei politici, un blocco delle assunzioni nel pubblico, ma allo stesso tempo un incremento dell’IVA anche sui beni di sussistenza, delle tasse sui redditi (anche bassi) e sui profitti. Una ricetta parzialmente diversa che include anche un aumento delle tasse e che, secondo il premier portoghese, dovrebbe scongiurare una recessione causata da un calo della domanda. Il 29 maggio scorso il solo sindacato portoghese CGTP ha indetto una manifestazione di massa nella quale sono scesi in piazza 300mila lavoratori (cifra record).

ROMANIA – In Romania, il 19 maggio 50mila manifestanti hanno risposto all’appello dei sindacati per protestare contro i corposi tagli decisi dal governo di centro-destra. Per mantenere il deficit al 6,8% le autorità romene hanno deciso numerosi provvedimenti: diminuzioni del 25% dei salari pubblici, del 15% delle pensioni, del 15% degli assegni famigliari, del 15% delle indennità di disoccupazione, una tassazione supplementare dei buoni mensa, tagli notevoli nei sussidi pubblici specialmente alle campagne, cancellazione di alcuni programmi a sfondo sociale, licenziamento di dipendenti pubblici, la chiusura di decine di scuole ed ospedali, il congelamento dei pensionamenti anticipati ed un giro di vite sulle pensioni di invalidità. Questi tagli sono stati posti dall’FMI come condizione per ricevere la prossima tranche di finanziamenti, indispensabili per ridurre il deficit come previsto.
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{ 1 comment }

1 mariog 12/08/2010 alle 22:30

In Spagna è confermato lo sciopero generale il 29 settembre. In Italia ci sarà una manifestazione a Roma in difesa dei diritti dei lavoratori il 16 ottobre.
A Bruxelles, lo stesso 29 settembre ci sarà una grande euromanifestazione “Non à l’austerité. Priorité à l’emploi et à la croissance!” convocata dalla Confederazione dei Sindacati Europei (CES-ETUC) con l’appoggio delle forze comuniste, anticapitaliste e alternative del Belgio e di tutta Europa.

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