Evelyn Reed sulla condizione della donna negli scritti di Engels e Morgan
– Seconda Parte (la prima parte nel nr. 22, la terza nel nr.24)
Femminismo e marxismo: a cura di Claudia Cimini
Praga – Come dice Engels, con l’apparizione della proprietà privata, del matrimonio monogamico e della famiglia patriarcale, entrarono in gioco nuove forze sociali, tanto nella società nel suo insieme come nell’organizzazione familiare, forze che abolirono quei diritti che erano appartenuti alle donne.
Dalla semplice coabitazione della coppia, si passò al matrimonio monogamico rigidamente regolato da leggi che misero la sposa e i figli sotto il controllo completo del marito e del padre. Era il padre a davare il suo nome alla famiglia e a determinare le loro condizioni di vita e il loro futuro.
Le donne che fino ad allora avevano vissuto e lavorato insieme, educando i figli in comune, divennero mogli di un unico uomo destinate ad essere al suo servizio nella sua casa. La primitiva divisione sessuale egalitaria del lavoro tra gli uomini e le donne della comunità, cedette il passo a una divisione familiare del lavoro, in cui la donna era allontanata sempre di più dalla produzione sociale, per diventare serva del marito, della casa e della famiglia. Così le donne un tempo ‘amministratrici’ della società, con la formazione delle classi, furono degradate ad amministrare figli, sposo e casa del marito.
La degradazione delle donne è stato un aspetto permanente nei tre stadi della società di classe, dalla schiavitù passando per il feudalesimo, fino al capitalismo.
Mentre le donne in un primo periodo dirigevano o almeno, partecipavano al lavoro produttivo della comunità, erano stimate e rispettate, quando si separarono tra di loro per creare un nucleo familiare, persero il loro prestigio, potere e influenza per occupare una posizione subalterna sia in casa, nella famiglia che nella società.
Ci può sorprendere che dei cambiamenti sociali così drastici abbiano creato un antagonismo così profondo e duraturo tra i due sessi?
Engels dice:
La monogamia non ha significato, dal punto di vista storico, una riconciliazione tra uomini e donne, e tanto meno costituisce la forma più alta di matrimonio. Al contrario ha rappresentato la sottomissione di un sesso all’atro, l’apparizione di un antagonismo tra i due sessi sconosciuto nella storia precedente. Il primo antagonismo di classe nella storia si origino’ con lo sviluppo dell’antagonismo tra uomo e donna nella monogamia, la prima forma di oppressione di classe fu quella del sesso femminile da parte di quello maschile.” (L’origine della famiglia, la proprietà privata e lo Stato, neretto nostro).
È necessario fare una distinzione tra i due tipi di oppressione che le donne hanno sofferto nella famiglia monogamica e nel sistema basato sulla proprietà privata. Nella famiglia contadina dell’era pre-industriale, le donne godevano di uno status sociale più elevato e di maggior rispetto di quello che godono attualmente nel nucleo domestico della nostra società.
Quando l’agricoltura e l’artigianato dominavano l’economia, la famiglia contadina numerosa o ‘estesa’ continuava ad essere un’unità produttiva vitale all’interno della società. Tutti i loro membri avevano una funzione concreta, importante, a seconda del loro sesso e dell’età di appartenenza. Le donne aiutavano a coltivare la terra e facevano il lavoro in casa, i bambini e gli altri membri della famiglia facevano la loro parte a seconda delle loro possibilità.
Con la nascita del capitalismo industriale e monopolista e con la formazione del nucleo familiare questo tipo di organizzazione sociale cambiò completamente. Una volta perse le loro terre e senza la loro piccola impresa, gli uomini si dovettero convertire in lavoratori salariati nelle fabbriche. Per sopravvivere non avevano altro da vendere che la loro forza lavoro.
Le loro mogli, allontanate dalle fabbriche e dall’artigianato, divennero completamente dipendenti dai mariti per provvedere al mantenimento dei figli. Così come gli uomini dipendevano dai loro padroni, così le donne dipendevano dai loro uomini.
Private gradualmente della loro autonomia economica, le donne persero anche la considerazione sociale. Nella fase iniziale della società di classe le donne furono allontanate dalla produzione sociale per diventare, nell’ambito della famiglia agricola, produttrici, lavorando con il marito per la casa e la famiglia. Quando successivamente la famiglia contadina si trasformò in nucleo familiare all’interno delle città industriali, la condizione delle donne peggiorò ulteriormente.
Le donne si trovarono di fronte a due tristi alternative: o trovare un marito che si prendesse cura di loro e le facesse diventare casalinghe in un appartamento in città crescendo la generazione successiva di lavoratori salariati, o per le più povere e sfortunate, fare il lavoro marginale nelle fabbriche (insieme ai loro figli) e esser maggiormente sfruttata come forza lavoro con un salario irrisorio.
Nelle generazioni passate le donne lavoratrici lottavano per un lavoro insieme agli uomini, per gli aumenti salariali e il miglioramento delle condizioni di lavoro. Le donne casalinghe, in quanto completamente dipendenti dai loro mariti, persero anche questo mezzo di lotta sociale. Potevano al massimo lamentarsi o litigare con il marito e i figli per la miseria della loro vita. Con la degradante dipendenza delle donne dagli uomini, il contrasto tra i due sessi divenne più profondo e aspro.
Vennero ipocritamente chiamate “madri sante” e “devote donne di casa” raggiungendo il livello piu’ basso di degradazione sotto il capitalismo: non producendo infatti nessun bene di consumo, non erano e non sono importanti ai fini stessi del capitalismo.
In questo sistema esistono solo tre motivi per la loro esistenza: curare i figli, esser guardiana della casa e comprare beni di consumo per la famiglia.
Mentre le donne più ricche si possono far sostituire nello svolgere i lavori domestici più pesanti, le povere sono legate a questo meccanismo scellerato per tutta la vita. La loro condizione di servilismo aumentava quando dovono lavorare anche fuori di casa per contribuire al mantenimento della famiglia. Addossandosi due responsabilità invece di una, sono doppiamente oppresse e sfruttate.
Nonostante i privilegi economici anche le donne di casa della classe media sono delle vittime del capitalismo del mondo occidentale. La monotona condizione di isolamento e di noia all’interno delle mura domestiche, la induce a vivere ‘attraverso’ i loro figli –relazione che alimenta molte delle nevrosi che affliggono oggi la vita familiare.
Cercando di alleviare la loro sofferenza, sono manipolate e depredate dagli speculatori del campo dei beni di consumo. I capitalisti hanno molteplici motivi per esaltare la famiglia nucleare. Infatti questa è una miniera d’oro per tutti gli speculatori, dagli agenti immobiliari ai venditori di detergenti e cosmetici. Si producono automobili ad uso individuale invece di sviluppare adeguatamente i trasporti pubblici, perché questo comporta un profitto maggiore, così come è meglio vendere piccole case private che necessitano tutte delle loro lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie e altri oggetti simili per aumentare esponenzialmente il guadagno su elettrodomestici e affini.
Inoltre, l’isolamento delle donne nelle loro case, legate tutte alle stesse faccende domestiche, tra cucina e figli, impedisce loro di unirsi e di essere una forza sociale o essere una seria minaccia politica per il potere costituito.
Quale lezione si può trarre da questa panoramica su questo lungo imprigionamento delle donne in casa con la loro famiglia nucleare propria della società classista, così diversa dalla situazione di forza e indipendenza della società pre-classista?
Lo stato di inferiorità delle donne non è stato causato da una differenza biologica o dalla capacità procreative della donna. Questo, infatti, non era un limite nella società precedente: ha cominciato ad esserlo principalmente nel nucleo familiare dei nostri giorni. Le donne povere sono nella condizione di dover accudire alla casa e ai figli, allo stesso tempo a lavorar fuori casa per poter contribuire al mantenimento della famiglia. Le donne sono state condannate alla loro condizione di oppresse dalla stessa forza e dalle stesse relazioni sociale che hanno portato all’oppressione di una classe sull’altra, di una razza sull’altra, di una nazione su di un’altra. È il sistema capitalista, ultimo stadio dello sviluppo della società di classe, la fonte principale della degradazione ed oppressione delle donne.
(traduzione nostra)
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