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	<title>Commenti per AURORA</title>
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	<description>Periodico marxista di informazione politica e culturale degli emigrati</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 20:58:18 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Commenti su 2811 Addio net neutrality e internet distribuita di AURORA &#187; 3208 Beni Comuni: Battaglia politica cruciale del XXI secolo</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1468/comment-page-1#comment-3123</link>
		<dc:creator>AURORA &#187; 3208 Beni Comuni: Battaglia politica cruciale del XXI secolo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 20:58:18 +0000</pubDate>
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		<description>[...] un saggio di Carlo Formenti [ blog ] 2811  Addio net neutrality e internet distribuita [ blog ] 2712  All’orizzonte le nuvole dell’Internet del futuro [ blog ] 2403  Dal lavoro alle [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] un saggio di Carlo Formenti [ blog ] 2811  Addio net neutrality e internet distribuita [ blog ] 2712  All’orizzonte le nuvole dell’Internet del futuro [ blog ] 2403  Dal lavoro alle [...]</p>
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		<title>Commenti su 3020 Felici e Sfruttati, un saggio di Carlo Formenti di AURORA &#187; 3208 Beni Comuni: Battaglia politica cruciale del XXI secolo</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1597/comment-page-1#comment-3122</link>
		<dc:creator>AURORA &#187; 3208 Beni Comuni: Battaglia politica cruciale del XXI secolo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 20:55:05 +0000</pubDate>
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		<description>[...] su questa rivista e questo blog 3020 Felici e Sfruttati, un saggio di Carlo Formenti [ blog ] 2811  Addio net neutrality e internet distribuita [ blog ] 2712  All’orizzonte le nuvole [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] su questa rivista e questo blog 3020 Felici e Sfruttati, un saggio di Carlo Formenti [ blog ] 2811  Addio net neutrality e internet distribuita [ blog ] 2712  All’orizzonte le nuvole [...]</p>
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	<item>
		<title>Commenti su 3203 Dalle rivolte alla rivoluzione di perla</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1873/comment-page-1#comment-3121</link>
		<dc:creator>perla</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 08:42:55 +0000</pubDate>
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		<description>Mario, concordo, il rapporto con i movimenti e&#039; un elemento cruciale per la Federazione della Sinistra. 
Alcuni movimenti non vanno al di la&#039; di una ribellione, mentre altri - per fortuna - stanno cercando di definire una visione e una prospettiva politica. In particolare i movimenti che rivendicano i beni comuni, o il reddito base di cittadinanza. I o avverto la necessita&#039; di una presenza nei movimenti, pur mantenendo le proprie autonomie, per comprendere meglio esigenze e bisogni, per contribuire ad una elaborazione e sviluppare azioni comuni. A partire dal tema dei beni comuni (materiali e digitali), che noi di Aurora, forse fra i primi,  da anni affrontiamo e riteniamo debba essere al centro di una azione politica, insiema alla capacita&#039; di affrontare l&#039;organizzazione del lavoro e del reddito nell&#039;economia del XXI secolo (e magari anche porsi il problema di quanto e cosa produrre).  
Finalmente una riflessione in tal senso si sta cominciando ad aprire nella Federazione della Sinistra. Riporto quanto dice Massimo Rossi , portavoce della Federazione della sinistra, già sindaco di Grottammare e fondatore della rete del nuovo municipio. 

&lt;em&gt;Sarebbe assolutamente riduttivo limitarsi a [...] considerare i movimenti come soggetti con cui &quot;mantenere il confronto&quot; e non invece come attori protagonisti con cui condividere &quot;istituzionalmente&quot; e pariteticamente i processi decisionali. Invece di una lista civica nazionale o cose del genere, costruiamo sulla base della piattaforma di Napoli [a seguito delle riunione sui beni comuni del 28-29/1] e a partire da una rete capillare di forum locali, un grande movimento dei beni comuni e del lavoro.
Sì, anche del lavoro. Non perché il lavoro non sia contemplato nella piattaforma (forse un po’ incidentalmente) o perché non sia anch’esso un bene comune che vorremmo demercificare.
Ma perché in unmondo capitalistico imperniato sul paradigma della crescita illimitata, il tema enorme del &quot;cosa, come e quanto produrre&quot; diventa base fondativa, per qualsiasi azione di tutela dei beni comuni dalla distruzione e dalla privatizzazione.
[...] Credo che sia ormai palese a tutti noi che, se da un lato un mero laburismo parasindacale è
un limite al nostro agire, dall’altro non è più possibile derubricare dall’intervento sui commons l’elemento centrale del conflitto tra le classi, la cui attualità ce la ricordano proprio i principali avversari dei beni comuni, siano essi al vertice di gruppi finanziari, di grandi aziende o di governi nazionali e territoriali.
Tanto più di fronte all’attacco del governo Monti alla stabilità del contratto di lavoro e all’articolo 18, il popolo dei beni comuni non può mostrarsi impreparato e deve impegnarsi in una controffensiva che abbia come cardine la richiesta di abrogare tutti i contratti precari e di istituire, come correttamente chiede la piattaforma, un reddito di cittadinanza.
[che andrebbe basata sulla proposta della Basic Income Network http://www.bin-italia.org/article.php?id=1319 ]
Non perdiamo tempo, allora. Mettiamo in rete la piattaforma del Forum di Napoli ed apriamo una grande sottoscrizione in cui chi firma si impegna nel contempo a mettersi al lavoro dentro un grande cantiere sociale diffuso dell’alternativa, insieme a quanti altri lo faranno, a partire dagli stessi luoghi. Costruiamo dal basso una vera e propria Costituente dei beni comuni e del lavoro. Questa potrebbe
essere forse l’ultima occasione [...]&lt;/em&gt;

La riunione di Napoli ha i suoi limiti, (vedi a tale proposito
http://ciroma.info/approfondimenti/autoformazione/1035-il-bene-comune-la-comunita-e-de-magistris ) ma e&#039; un inizio dal quale partire, e inserirci fornendo il nostro contributo affinche si vada nella direzione a nostro parere corretta. Limiti che ha anche la riunione di Roma del 10-12/2 http://www.euroalter.com/IT/2012/per-una-ricostituente-europea/  http://www.euroalter.com/ppp/events/474/ ma all&#039;interno di tali movimenti e eventi a maggior ragione noi dovremmo essere presenti e attivi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mario, concordo, il rapporto con i movimenti e&#8217; un elemento cruciale per la Federazione della Sinistra.<br />
Alcuni movimenti non vanno al di la&#8217; di una ribellione, mentre altri &#8211; per fortuna &#8211; stanno cercando di definire una visione e una prospettiva politica. In particolare i movimenti che rivendicano i beni comuni, o il reddito base di cittadinanza. I o avverto la necessita&#8217; di una presenza nei movimenti, pur mantenendo le proprie autonomie, per comprendere meglio esigenze e bisogni, per contribuire ad una elaborazione e sviluppare azioni comuni. A partire dal tema dei beni comuni (materiali e digitali), che noi di Aurora, forse fra i primi,  da anni affrontiamo e riteniamo debba essere al centro di una azione politica, insiema alla capacita&#8217; di affrontare l&#8217;organizzazione del lavoro e del reddito nell&#8217;economia del XXI secolo (e magari anche porsi il problema di quanto e cosa produrre).<br />
Finalmente una riflessione in tal senso si sta cominciando ad aprire nella Federazione della Sinistra. Riporto quanto dice Massimo Rossi , portavoce della Federazione della sinistra, già sindaco di Grottammare e fondatore della rete del nuovo municipio. </p>
<p><em>Sarebbe assolutamente riduttivo limitarsi a [...] considerare i movimenti come soggetti con cui &#8220;mantenere il confronto&#8221; e non invece come attori protagonisti con cui condividere &#8220;istituzionalmente&#8221; e pariteticamente i processi decisionali. Invece di una lista civica nazionale o cose del genere, costruiamo sulla base della piattaforma di Napoli [a seguito delle riunione sui beni comuni del 28-29/1] e a partire da una rete capillare di forum locali, un grande movimento dei beni comuni e del lavoro.<br />
Sì, anche del lavoro. Non perché il lavoro non sia contemplato nella piattaforma (forse un po’ incidentalmente) o perché non sia anch’esso un bene comune che vorremmo demercificare.<br />
Ma perché in unmondo capitalistico imperniato sul paradigma della crescita illimitata, il tema enorme del &#8220;cosa, come e quanto produrre&#8221; diventa base fondativa, per qualsiasi azione di tutela dei beni comuni dalla distruzione e dalla privatizzazione.<br />
[...] Credo che sia ormai palese a tutti noi che, se da un lato un mero laburismo parasindacale è<br />
un limite al nostro agire, dall’altro non è più possibile derubricare dall’intervento sui commons l’elemento centrale del conflitto tra le classi, la cui attualità ce la ricordano proprio i principali avversari dei beni comuni, siano essi al vertice di gruppi finanziari, di grandi aziende o di governi nazionali e territoriali.<br />
Tanto più di fronte all’attacco del governo Monti alla stabilità del contratto di lavoro e all’articolo 18, il popolo dei beni comuni non può mostrarsi impreparato e deve impegnarsi in una controffensiva che abbia come cardine la richiesta di abrogare tutti i contratti precari e di istituire, come correttamente chiede la piattaforma, un reddito di cittadinanza.<br />
[che andrebbe basata sulla proposta della Basic Income Network <a href="http://www.bin-italia.org/article.php?id=1319" rel="nofollow">http://www.bin-italia.org/article.php?id=1319</a> ]<br />
Non perdiamo tempo, allora. Mettiamo in rete la piattaforma del Forum di Napoli ed apriamo una grande sottoscrizione in cui chi firma si impegna nel contempo a mettersi al lavoro dentro un grande cantiere sociale diffuso dell’alternativa, insieme a quanti altri lo faranno, a partire dagli stessi luoghi. Costruiamo dal basso una vera e propria Costituente dei beni comuni e del lavoro. Questa potrebbe<br />
essere forse l’ultima occasione [...]</em></p>
<p>La riunione di Napoli ha i suoi limiti, (vedi a tale proposito<br />
<a href="http://ciroma.info/approfondimenti/autoformazione/1035-il-bene-comune-la-comunita-e-de-magistris" rel="nofollow">http://ciroma.info/approfondimenti/autoformazione/1035-il-bene-comune-la-comunita-e-de-magistris</a> ) ma e&#8217; un inizio dal quale partire, e inserirci fornendo il nostro contributo affinche si vada nella direzione a nostro parere corretta. Limiti che ha anche la riunione di Roma del 10-12/2 <a href="http://www.euroalter.com/IT/2012/per-una-ricostituente-europea/" rel="nofollow">http://www.euroalter.com/IT/2012/per-una-ricostituente-europea/</a>  <a href="http://www.euroalter.com/ppp/events/474/" rel="nofollow">http://www.euroalter.com/ppp/events/474/</a> ma all&#8217;interno di tali movimenti e eventi a maggior ragione noi dovremmo essere presenti e attivi.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su 3212 Volante Rossa, una storia da riscrivere di plunetto</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1821/comment-page-1#comment-3120</link>
		<dc:creator>plunetto</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:52:55 +0000</pubDate>
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		<description>ho letto il libro di recente. credo che sia una storia , una parte significativa della nostra storia, su cui anche molti dei nostri militanti non ne hanno una conoscenza neanche minima. Il risultato é che la nostra mancanza di conoscenza dei fatti ha lasciato ai revisionisti lo spazio per darne una interpretazione falsa. Grazie per aver scritto questo libro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ho letto il libro di recente. credo che sia una storia , una parte significativa della nostra storia, su cui anche molti dei nostri militanti non ne hanno una conoscenza neanche minima. Il risultato é che la nostra mancanza di conoscenza dei fatti ha lasciato ai revisionisti lo spazio per darne una interpretazione falsa. Grazie per aver scritto questo libro.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 3103 La crisi del liberismo di atena fulvo</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1782/comment-page-1#comment-2615</link>
		<dc:creator>atena fulvo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 11:03:50 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo con quanto espresso. Finche’ accetteremo e daremo per normale e accettabile l’attuale accordo fra banche i governi europei che determinano le politiche dell’Unione Europea, permetteremo loro di fare profitti sulle rendite finanziarie, di creare debito pubblico e privato. Di far ripianare i debiti delle banche dallo stato aumentando ulteriormente il debito pubblico. Per poi usare il debito pubblico come pretesto per imporre politiche antipopolari, ossia togliere i diritti conquistati negli ultimi decenni. Con il pretesto del “debito pubblico insostenibile” maggioranze liberiste e opposizioni socialdemocratiche dei paesi europei si uniscono nel cancellare i diritti dei lavoratori, cancellare lo stato sociale e ridurre salari diretti indiretti e differiti. I diritti da togliere vengono imposti ai governi (ben felici di farselo imporre per non pagare le conseguenze politiche) dalla BCE (ossia dai suoi stakeholders, le banche centrali europee, che non sono altro che banche private). In altre parole il capitale decide come e quanto sfruttare i cittadini.
Segnalo a margine un video che mostra come avviene l&#039;emissione di moneta: http://www.youtube.com/watch?v=2PRRk-YM4rM&amp;feature=related</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con quanto espresso. Finche’ accetteremo e daremo per normale e accettabile l’attuale accordo fra banche i governi europei che determinano le politiche dell’Unione Europea, permetteremo loro di fare profitti sulle rendite finanziarie, di creare debito pubblico e privato. Di far ripianare i debiti delle banche dallo stato aumentando ulteriormente il debito pubblico. Per poi usare il debito pubblico come pretesto per imporre politiche antipopolari, ossia togliere i diritti conquistati negli ultimi decenni. Con il pretesto del “debito pubblico insostenibile” maggioranze liberiste e opposizioni socialdemocratiche dei paesi europei si uniscono nel cancellare i diritti dei lavoratori, cancellare lo stato sociale e ridurre salari diretti indiretti e differiti. I diritti da togliere vengono imposti ai governi (ben felici di farselo imporre per non pagare le conseguenze politiche) dalla BCE (ossia dai suoi stakeholders, le banche centrali europee, che non sono altro che banche private). In altre parole il capitale decide come e quanto sfruttare i cittadini.<br />
Segnalo a margine un video che mostra come avviene l&#8217;emissione di moneta: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=2PRRk-YM4rM&#038;feature=related" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=2PRRk-YM4rM&#038;feature=related</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 3016 Sulle elezioni amministrative di Maggio di Elezioni amministrative in Italia 2011 &#171; CIRCOLO PRC/SE VALLONIA</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1612/comment-page-1#comment-2502</link>
		<dc:creator>Elezioni amministrative in Italia 2011 &#171; CIRCOLO PRC/SE VALLONIA</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 20:37:32 +0000</pubDate>
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		<description>[...] &#8220;Sulle elezioni amministrative di maggio&#8220; &#8211; Articolo su AURORA n. 30, giugno-luglio 2011 [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] &#8220;Sulle elezioni amministrative di maggio&#8220; &#8211; Articolo su AURORA n. 30, giugno-luglio 2011 [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 3012 Unione Europea: Governi senza sovranità e giovani senza futuro di iskra</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1635/comment-page-1#comment-2376</link>
		<dc:creator>iskra</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 12:58:15 +0000</pubDate>
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		<description>Vi ricordate le promesse della strategia di Lisbona?  Ossia il piano di sviluppo per i paesi dell’Unione per il periodo 2000-2010 che avrebbe dovuto fare dell’Unione &lt;i&gt;“la più dinamica e competitiva economia basata sulla conoscenza del mondo, capace di una crescita economica sostenibile con un numero maggiore e migliore di posti di lavoro, una maggiore coesione sociale e rispetto per l’ambiente, entro il 2010”.&lt;/i&gt;&lt;p&gt;Nell&#039;articolo di Aurora 1822&lt;b&gt;&quot;il “fallimento” della strategia di Lisbona: Europa 2020&quot;&lt;/b&gt;  &lt;a href=&quot;http://aurorainrete.org/wp/1822&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://aurorainrete.org/wp/1822&lt;/a&gt;il fallimento era ben previsto (spiace essere profeti di sventura): 
&lt;i&gt;&quot;si passa da una economia fondata principalmente sul lavoro (o meglio sul pluslavoro), che cessa di essere la misura del valore, ad una economia basta sulle rendite che diventano il nucleo del regime di accumulazione di ricchezza.&quot; &quot;Il declino dell’attività di produzione industriale e l’eclisse del lavoro come elemento fondamentale dell’attività economica nelle nostre società “occidentali” hanno un impatto sociale dirompente sull’organizzazione del lavoro e della vita.
Il rapporto di lavoro salariale formalizzato e sottoposto a regole e garanzie diventa residuale&quot; &quot;Le protezioni sociali vengono gradualmente dissolte, al contempo vengono fornite protezioni finanziarie pubbliche agli organismi finanziari “troppo grandi per fallire”.  L’individualizzazione, la frammentazione del lavoro, la precarizzazione delle condizioni di lavoro e del reddito, il prevalere della contrattazione individuale al posto di quella collettiva porta alla disgregazione e al disorientamento delle forme organizzative emerse dal capitalismo industriale, quali i sindacati concertativi e quei partiti che soffrono di una incapacità di fare una analisi marxista&quot;.&lt;/i&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Che questo sia puntualmente avvenuto e&#039; sotto gli occhi di tutti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Dopo aver ucciso l&#039;amministrazione pubblica dei paesi membri, la Commissione Europea - compiuto il lavoro sporco - e&#039; passata ad uccidere se stessa:&lt;/b&gt; e&#039; di oggi 29/6/2011 la bozza di cambio di statuto per i funzionari della Commissione.  Alcune misure: Innalzamento eta&#039; pensionabile a 65 anni; riduzione delle pensioni (anche per chi ha gia&#039; versato i contributi); aumento dei contributi per pensioni e sanita&#039;; taglio del 16% del sario per i non gia&#039; residenti; assunzione dei nuovi dipendenti (esclusi i dirigenti) solo con contratto precario; esternalizzazione ad agenzie private esterne dei lavori routinari; innalzamento orario di lavoro da 37.5h a 40h; tagli ai salari (esclusi quelli dei dirigenti che gia&#039; oltre i 15000 € vengono raddoppiati &lt;i&gt;&quot;per essere concorrenziali rispetto ai salari dei dirigenti privati&quot;&lt;/i&gt;); blocco assunzioni fino a raggiungere una riduzione del personale del 10%. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ci sarebbe solo da dire: chi la fa l&#039;aspetti.&lt;/p&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ricordate le promesse della strategia di Lisbona?  Ossia il piano di sviluppo per i paesi dell’Unione per il periodo 2000-2010 che avrebbe dovuto fare dell’Unione <i>“la più dinamica e competitiva economia basata sulla conoscenza del mondo, capace di una crescita economica sostenibile con un numero maggiore e migliore di posti di lavoro, una maggiore coesione sociale e rispetto per l’ambiente, entro il 2010”.</i>
<p>Nell&#8217;articolo di Aurora 1822<b>&#8220;il “fallimento” della strategia di Lisbona: Europa 2020&#8243;</b>  <a href="http://aurorainrete.org/wp/1822" rel="nofollow">http://aurorainrete.org/wp/1822</a>il fallimento era ben previsto (spiace essere profeti di sventura):<br />
<i>&#8220;si passa da una economia fondata principalmente sul lavoro (o meglio sul pluslavoro), che cessa di essere la misura del valore, ad una economia basta sulle rendite che diventano il nucleo del regime di accumulazione di ricchezza.&#8221; &#8220;Il declino dell’attività di produzione industriale e l’eclisse del lavoro come elemento fondamentale dell’attività economica nelle nostre società “occidentali” hanno un impatto sociale dirompente sull’organizzazione del lavoro e della vita.<br />
Il rapporto di lavoro salariale formalizzato e sottoposto a regole e garanzie diventa residuale&#8221; &#8220;Le protezioni sociali vengono gradualmente dissolte, al contempo vengono fornite protezioni finanziarie pubbliche agli organismi finanziari “troppo grandi per fallire”.  L’individualizzazione, la frammentazione del lavoro, la precarizzazione delle condizioni di lavoro e del reddito, il prevalere della contrattazione individuale al posto di quella collettiva porta alla disgregazione e al disorientamento delle forme organizzative emerse dal capitalismo industriale, quali i sindacati concertativi e quei partiti che soffrono di una incapacità di fare una analisi marxista&#8221;.</i>
</p>
<p>Che questo sia puntualmente avvenuto e&#8217; sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>
<b>Dopo aver ucciso l&#8217;amministrazione pubblica dei paesi membri, la Commissione Europea &#8211; compiuto il lavoro sporco &#8211; e&#8217; passata ad uccidere se stessa:</b> e&#8217; di oggi 29/6/2011 la bozza di cambio di statuto per i funzionari della Commissione.  Alcune misure: Innalzamento eta&#8217; pensionabile a 65 anni; riduzione delle pensioni (anche per chi ha gia&#8217; versato i contributi); aumento dei contributi per pensioni e sanita&#8217;; taglio del 16% del sario per i non gia&#8217; residenti; assunzione dei nuovi dipendenti (esclusi i dirigenti) solo con contratto precario; esternalizzazione ad agenzie private esterne dei lavori routinari; innalzamento orario di lavoro da 37.5h a 40h; tagli ai salari (esclusi quelli dei dirigenti che gia&#8217; oltre i 15000 € vengono raddoppiati <i>&#8220;per essere concorrenziali rispetto ai salari dei dirigenti privati&#8221;</i>); blocco assunzioni fino a raggiungere una riduzione del personale del 10%. </p>
<p>Ci sarebbe solo da dire: chi la fa l&#8217;aspetti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 3012 Unione Europea: Governi senza sovranità e giovani senza futuro di superadmin</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1635/comment-page-1#comment-2374</link>
		<dc:creator>superadmin</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 12:53:39 +0000</pubDate>
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		<description>Poco dopo l&#039;uscita di questo articolo su Aurora,  sul quotidiano il fatto,  il  filosofo Alexis de Tocqueville (in realtà &lt;strong&gt;Vladimiro Giacchè&lt;/strong&gt;) nell&#039;articolo &lt;b&gt;&lt;i&gt;&quot;Quanto contano i cittadini nel decidere chi paga la crisi? La democrazia in Europa ai tempi della Grecia&quot; &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt; elabora una simile analisi e esprime (in modo più raffinato e incisivo) gli stessi concetti. Vi invito a leggere l&#039;articolo sul &lt;a href=&quot;http://pcieuropa.org/wp&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;blog del PCI-europa&lt;/a&gt;; l&#039;articolo si trova qui: &lt;a href=&quot;http://pcieuropa.org/wp/?p=612&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt; http://pcieuropa.org/wp/?p=612 &lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;Buona lettura&lt;/b&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Poco dopo l&#8217;uscita di questo articolo su Aurora,  sul quotidiano il fatto,  il  filosofo Alexis de Tocqueville (in realtà <strong>Vladimiro Giacchè</strong>) nell&#8217;articolo <b><i>&#8220;Quanto contano i cittadini nel decidere chi paga la crisi? La democrazia in Europa ai tempi della Grecia&#8221; </i></b><b> elabora una simile analisi e esprime (in modo più raffinato e incisivo) gli stessi concetti. Vi invito a leggere l&#8217;articolo sul <a href="http://pcieuropa.org/wp" rel="nofollow">blog del PCI-europa</a>; l&#8217;articolo si trova qui: <a href="http://pcieuropa.org/wp/?p=612" rel="nofollow"> </a><a href="http://pcieuropa.org/wp/?p=612" rel="nofollow">http://pcieuropa.org/wp/?p=612</a> . <br />Buona lettura</b></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 3005 I principi elementari della propaganda di guerra di atena fulvo</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1578/comment-page-1#comment-2373</link>
		<dc:creator>atena fulvo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 11:46:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aurorainrete.org/wp/?p=1578#comment-2373</guid>
		<description>&lt;b&gt;Ottimo questo articolo, un eccellente esempio e’ la menzogna degli stupri di massa che sarebbero avvenuti in Libia. Amnesty International, dopo una inchiesta di 3 mesi sul campo non ne ha trovato traccia. La notizia è apparsa - solo per un giorno e solo su il manifesto - il 25/6, grazie a Maurizio Matteuzzi (qui di seguito un estratto dell’articolo) Poi è stata “dimenticata” tanto è vero che Gheddafi è stato condannato per crimini contro l’umanità che non sono mai stati mai commessi.&lt;/b&gt;

&lt;b&gt;LIBIA/GHEDDAFI Stupri di massa “Amnesty: non abbiamo trovato le prove”&lt;/b&gt;
&lt;i&gt;i Maurizio Matteuzzi&lt;/i&gt;
Potrebbero non essere mai avvenuti gli strupri di massa attribuiti alle forze leali al colonnello Gheddafi, utilizzati per giustificare l&#039;attacco della Nato, denunciati da Hillary Clinton e dal procuratore Luis Moreno Ocampo come base della incriminazione di Gheddafi al Tribunale penale internazionale. È quanto emerge dall&#039;inchiesta di Amnesty condotta per tre mesi in Libia. 
[…]  doppio standard, l’ipocrisia, il livello sfacciato dimenzogne (sembra di essere tornati ai tempi del conflitto Serbia- Kosovo), o come minimo di unilateralità, con cui la «comunità internazionale », la «coalizione dei volenterosi» (con Sarkozy e Cameron in testa), l’Onu del pallido Ban Ki-moon, la Corte penale internazionale dello strabico procuratore Moreno Ocampo, la Nato, l’Italia (l’Italia dei penosissimi Berlusconi, Frattini, La Russa ma anche del presidenteNapolitano e del Pd) ha intrapreso tre mesi fa «la guerra umanitaria» e continua a giustificarla oggi. 
Vediamo. 
Gli stupri di massa commessi dalle forze del Colonnello, utilizzati per giustificare l&#039;attacco Nato e l’incriminazione di Gheddafi davanti alla Cpi, potrebbero (potrebbero) non essere mai avvenuti. 
Questa è la conclusione di un’inchiesta di tre mesi sul campo (Tripoli e Bengasi) condotta da Amnesty International. 
Donatella Rovera, l’inviata da AI, non è riuscita a trovare alcuna prova di queste violenze e abusi dei diritti umani, rilevando che «in alcuni casi» i ribelli di Bengasi avevano dichiarato il falso o manipolato prove. 
In tre mesi non è stato possibile &lt;i&gt;«trovare alcuna prova o una singola vittima di violenze sessuali, o un medico che ne fosse al corrente». &lt;/i&gt;
Anche Liesel Gerntholts, responsabile dei diritti femminili di HumanRightsWatch, dopo un&#039;inchiesta sulle accuse di violenze sessuali, ha detto di «non essere stata in grado di trovare alcuna prova». E la famosa storia del Viagra distribuito da Gheddafi ai suoi (come le «fosse comuni», i «10 mila morti a Tripoli»...)? Rovera scrive che la fonte erano i ribelli di Bengasi, che avevano mostrato ai giornalisti stranieri alcuni pacchetti di Viagra trovati su carri armati andati a fuoco, ma che i pacchetti stessi non mostravano bruciature.
Un paio di settimane fa il procuratore Moreno Ocampo ha basato le sue accuse contro Gheddafi sulla precisa strategia di «violentare chi è contro il governo» e la settimana scorsa il segretario di stato Usa Hillary Clinton ha parlato di «violenze sessuali» in Libia. Il rapporto di Amnesty combacia con quello di Sherif Bassiouni, il capo della commissione d’inchiesta Onu sulle violazioni dei diritti umani nel conflitto libico, che nel suo rapporto finale, il 9 giugno, aveva espresso gli stessi dubbi su una politica - gheddafiana, ovvio - di strupri di massa («tre casi» verificati), che aveva definito «una gigantesca isteria». 
&lt;b&gt;Vediamo ancora. &lt;/b&gt;
I famosi «mercenari » africani impiegati da Gheddafi contro gli insorti. Il rapporto di Amnesty critica il silenzio, e peggio, del Cnt di Bengasi al proposito. In realtà, secondo quanto ha potuto verificare sul campo, i «mercenari» africani (e quindi neri) «al servizio di Gheddafi» erano figure «mitiche», «lavoratori o gente che cercava lavoro», divenuti capri espiatori per indirizzare la rabbia della popolazione contro i migranti «in un contesto di forti sentimenti razzisti e xenofobi». 
E il rapporto firmato Bassiouni del 9 giugno, pur consacrato alle nefandezze delle forze gheddafiane verso la popolazione civile (migranti inclusi), ammoniva sulle «possibili violazioni dei diritti umani commesse dalle forze dell’opposizione, specialmente verso la popolazione immigrata residente in Libia». E raccontava del caso di un «mercenario » buttato da una finestra del tribunale di Bengasi (19 febbraio) e finito a colpi di machete e del caso della «esecuzione extra-giudiziale di 5 ciadiani» irrorati di kerosene e poi bruciati vivi (21 febbraio). 
Per concludere che i «presunti mercenari» erano indicati e perseguiti come tali «sulla base delle loro nazionalità o del colore della pelle».
Sarà che l’inglese The Independent e il francese Le monde che scrivono questo cose sono gheddafiani? 
&lt;b&gt;Vediamo ancora. &lt;/b&gt;
In un articolo sul Sole di ieri a commento dello sblocco delle riserve strategiche di petrolio da parte dell’occidente, Alberto Negri scrive che «il rapporto dei servizi francesi in visita a Bengasi e a Tripoli, redatto tra gli altri dall’ex capo del controspionaggio Yves Bonnet, è chiaro. La rivolta libica, si legge, anche con una certa sorpresa, &quot;non è né democratica né spontanea&quot;. Tra le motivazioni dell’intervento francese si riconoscono due punti: le ricchezze energetiche e la frustrazione della Francia di non aver saputo prevedere le rivolte arabe». 
&lt;b&gt;Vediamo ancora. &lt;/b&gt;
Medici senza frontiere, ieri per bocca di uno dei suoi direttori, Loris De Filippi, lamentando «l’incoerenza» dell’accordo del 17 giugno fra il governo italiano e il Cnt di Bengasi e «il doppio standard applicato dai paesi europei implicati in questa guerra», conclude che «è intollerabile che un paese impegnato nei bombardamenti in nome della protezione dei civili, contemporaneamente respinga le vittime della stessa guerra». 
Però tutto questo non importa. 
La guerra «per proteggere i civili» va e continuerà «fino alla caduta di Gheddafi», come ha giurato Sarkozy e hanno concordato all’unanimità ieri i leader del Consiglio Europeo a Bruxelles. 
[…]&lt;p&gt;
vedi anche
&lt;a href=&quot;http://www.indymedia.org.uk/en/2011/06/481209.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt; indimedia &lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/patrick-cockburn-lies-damn-lies-and-reports-of-battlefield-atrocities-2299701.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;the independent&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><b>Ottimo questo articolo, un eccellente esempio e’ la menzogna degli stupri di massa che sarebbero avvenuti in Libia. Amnesty International, dopo una inchiesta di 3 mesi sul campo non ne ha trovato traccia. La notizia è apparsa &#8211; solo per un giorno e solo su il manifesto &#8211; il 25/6, grazie a Maurizio Matteuzzi (qui di seguito un estratto dell’articolo) Poi è stata “dimenticata” tanto è vero che Gheddafi è stato condannato per crimini contro l’umanità che non sono mai stati mai commessi.</b></p>
<p><b>LIBIA/GHEDDAFI Stupri di massa “Amnesty: non abbiamo trovato le prove”</b><br />
<i>i Maurizio Matteuzzi</i><br />
Potrebbero non essere mai avvenuti gli strupri di massa attribuiti alle forze leali al colonnello Gheddafi, utilizzati per giustificare l&#8217;attacco della Nato, denunciati da Hillary Clinton e dal procuratore Luis Moreno Ocampo come base della incriminazione di Gheddafi al Tribunale penale internazionale. È quanto emerge dall&#8217;inchiesta di Amnesty condotta per tre mesi in Libia.<br />
[…]  doppio standard, l’ipocrisia, il livello sfacciato dimenzogne (sembra di essere tornati ai tempi del conflitto Serbia- Kosovo), o come minimo di unilateralità, con cui la «comunità internazionale », la «coalizione dei volenterosi» (con Sarkozy e Cameron in testa), l’Onu del pallido Ban Ki-moon, la Corte penale internazionale dello strabico procuratore Moreno Ocampo, la Nato, l’Italia (l’Italia dei penosissimi Berlusconi, Frattini, La Russa ma anche del presidenteNapolitano e del Pd) ha intrapreso tre mesi fa «la guerra umanitaria» e continua a giustificarla oggi.<br />
Vediamo.<br />
Gli stupri di massa commessi dalle forze del Colonnello, utilizzati per giustificare l&#8217;attacco Nato e l’incriminazione di Gheddafi davanti alla Cpi, potrebbero (potrebbero) non essere mai avvenuti.<br />
Questa è la conclusione di un’inchiesta di tre mesi sul campo (Tripoli e Bengasi) condotta da Amnesty International.<br />
Donatella Rovera, l’inviata da AI, non è riuscita a trovare alcuna prova di queste violenze e abusi dei diritti umani, rilevando che «in alcuni casi» i ribelli di Bengasi avevano dichiarato il falso o manipolato prove.<br />
In tre mesi non è stato possibile <i>«trovare alcuna prova o una singola vittima di violenze sessuali, o un medico che ne fosse al corrente». </i><br />
Anche Liesel Gerntholts, responsabile dei diritti femminili di HumanRightsWatch, dopo un&#8217;inchiesta sulle accuse di violenze sessuali, ha detto di «non essere stata in grado di trovare alcuna prova». E la famosa storia del Viagra distribuito da Gheddafi ai suoi (come le «fosse comuni», i «10 mila morti a Tripoli»&#8230;)? Rovera scrive che la fonte erano i ribelli di Bengasi, che avevano mostrato ai giornalisti stranieri alcuni pacchetti di Viagra trovati su carri armati andati a fuoco, ma che i pacchetti stessi non mostravano bruciature.<br />
Un paio di settimane fa il procuratore Moreno Ocampo ha basato le sue accuse contro Gheddafi sulla precisa strategia di «violentare chi è contro il governo» e la settimana scorsa il segretario di stato Usa Hillary Clinton ha parlato di «violenze sessuali» in Libia. Il rapporto di Amnesty combacia con quello di Sherif Bassiouni, il capo della commissione d’inchiesta Onu sulle violazioni dei diritti umani nel conflitto libico, che nel suo rapporto finale, il 9 giugno, aveva espresso gli stessi dubbi su una politica &#8211; gheddafiana, ovvio &#8211; di strupri di massa («tre casi» verificati), che aveva definito «una gigantesca isteria».<br />
<b>Vediamo ancora. </b><br />
I famosi «mercenari » africani impiegati da Gheddafi contro gli insorti. Il rapporto di Amnesty critica il silenzio, e peggio, del Cnt di Bengasi al proposito. In realtà, secondo quanto ha potuto verificare sul campo, i «mercenari» africani (e quindi neri) «al servizio di Gheddafi» erano figure «mitiche», «lavoratori o gente che cercava lavoro», divenuti capri espiatori per indirizzare la rabbia della popolazione contro i migranti «in un contesto di forti sentimenti razzisti e xenofobi».<br />
E il rapporto firmato Bassiouni del 9 giugno, pur consacrato alle nefandezze delle forze gheddafiane verso la popolazione civile (migranti inclusi), ammoniva sulle «possibili violazioni dei diritti umani commesse dalle forze dell’opposizione, specialmente verso la popolazione immigrata residente in Libia». E raccontava del caso di un «mercenario » buttato da una finestra del tribunale di Bengasi (19 febbraio) e finito a colpi di machete e del caso della «esecuzione extra-giudiziale di 5 ciadiani» irrorati di kerosene e poi bruciati vivi (21 febbraio).<br />
Per concludere che i «presunti mercenari» erano indicati e perseguiti come tali «sulla base delle loro nazionalità o del colore della pelle».<br />
Sarà che l’inglese The Independent e il francese Le monde che scrivono questo cose sono gheddafiani?<br />
<b>Vediamo ancora. </b><br />
In un articolo sul Sole di ieri a commento dello sblocco delle riserve strategiche di petrolio da parte dell’occidente, Alberto Negri scrive che «il rapporto dei servizi francesi in visita a Bengasi e a Tripoli, redatto tra gli altri dall’ex capo del controspionaggio Yves Bonnet, è chiaro. La rivolta libica, si legge, anche con una certa sorpresa, &#8220;non è né democratica né spontanea&#8221;. Tra le motivazioni dell’intervento francese si riconoscono due punti: le ricchezze energetiche e la frustrazione della Francia di non aver saputo prevedere le rivolte arabe».<br />
<b>Vediamo ancora. </b><br />
Medici senza frontiere, ieri per bocca di uno dei suoi direttori, Loris De Filippi, lamentando «l’incoerenza» dell’accordo del 17 giugno fra il governo italiano e il Cnt di Bengasi e «il doppio standard applicato dai paesi europei implicati in questa guerra», conclude che «è intollerabile che un paese impegnato nei bombardamenti in nome della protezione dei civili, contemporaneamente respinga le vittime della stessa guerra».<br />
Però tutto questo non importa.<br />
La guerra «per proteggere i civili» va e continuerà «fino alla caduta di Gheddafi», come ha giurato Sarkozy e hanno concordato all’unanimità ieri i leader del Consiglio Europeo a Bruxelles.<br />
[…]
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vedi anche<br />
<a href="http://www.indymedia.org.uk/en/2011/06/481209.html" rel="nofollow"> indimedia </a></p>
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<a href="http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/patrick-cockburn-lies-damn-lies-and-reports-of-battlefield-atrocities-2299701.html" rel="nofollow">the independent</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 2518 Le scuse del Papa sono vuote di nyc web hosting</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1073/comment-page-1#comment-2275</link>
		<dc:creator>nyc web hosting</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2011 23:03:12 +0000</pubDate>
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		<description>Some  genuinely  great  info  , Glad    I found  this.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Some  genuinely  great  info  , Glad    I found  this.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 2806 Marx in Egitto &#8211; Un’analisi delle rivolte del nord Africa e qualche appunto per il futuro di andrea78</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1486/comment-page-1#comment-1741</link>
		<dc:creator>andrea78</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2011 14:07:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aurorainrete.org/wp/?p=1486#comment-1741</guid>
		<description>Questo articolo vuole commentare ciò che sta accadendo in Nord Africa, ma sulla metà delle cose che ci sarebbero da dire, afferma che è troppo presto per esprimersi. Allora forse, quando non si hanno gli elementi sufficienti ad argomentare una propria presa di posizione, sarebbe necessario elaborare più approfonditamente le basi del proprio ragionamento prima di proporre una propria interpretazione dei fatti e, soprattutto, prima di trarne insegnamenti.
Mi sembra che qui si voglia far passare la mancanza di una connotazione di classe alle &quot;rivolte&quot; nordafricane, non tanto come il risultato di un&#039;analisi approfondita, quanto piuttosto come un pregiudizio. 
La classe non può essere oggi concepita come era in passato e non si può sostenere che non vi è una componente di classe nelle rivolte perché non vi erano in prima linea le bandiere rosse e i lavoratori erano solo &quot;accodati&quot;. Anche se la concezione della classe può modificarsi nel tempo, essa deve sempre restare la discriminante.

Inoltre ho delle forti perplessità rispetto al fatto che queste &quot;rivolte&quot; abbiano rovesciato davvero i precedenti regimi, questo per diversi motivi: 
- non hanno, in effetti, preso il potere anche e soprattutto per la mancanza di una coerente proposta alternativa; 
- è tutta da verificare la discontinuità politica dei nuovi &quot;regimi&quot; coi vecchi, al di là dei volti dei &quot;leader&quot;;
- l&#039;interclassismo delle rivolte è anch&#039;esso dato come dato di fatto, ma la cosa è discutibile.

Mi trova d&#039;accordo la perplessità riguardo al ruolo di internet e dei social network ed è utile ed interessante la notizia che Twitter non esista in arabo. Questa &quot;importanza che hanno avuto i social network nelle rivolte nordafricane&quot; è stata una roba su cui i media occidentali hanno spinto parecchio e certamente non è un caso. In effetti credo che tale ruolo vada enormemente ridimensionato. Non credo che twitter e facebook siano stati uno strumento indispensabile per ciò che è successo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo vuole commentare ciò che sta accadendo in Nord Africa, ma sulla metà delle cose che ci sarebbero da dire, afferma che è troppo presto per esprimersi. Allora forse, quando non si hanno gli elementi sufficienti ad argomentare una propria presa di posizione, sarebbe necessario elaborare più approfonditamente le basi del proprio ragionamento prima di proporre una propria interpretazione dei fatti e, soprattutto, prima di trarne insegnamenti.<br />
Mi sembra che qui si voglia far passare la mancanza di una connotazione di classe alle &#8220;rivolte&#8221; nordafricane, non tanto come il risultato di un&#8217;analisi approfondita, quanto piuttosto come un pregiudizio.<br />
La classe non può essere oggi concepita come era in passato e non si può sostenere che non vi è una componente di classe nelle rivolte perché non vi erano in prima linea le bandiere rosse e i lavoratori erano solo &#8220;accodati&#8221;. Anche se la concezione della classe può modificarsi nel tempo, essa deve sempre restare la discriminante.</p>
<p>Inoltre ho delle forti perplessità rispetto al fatto che queste &#8220;rivolte&#8221; abbiano rovesciato davvero i precedenti regimi, questo per diversi motivi:<br />
- non hanno, in effetti, preso il potere anche e soprattutto per la mancanza di una coerente proposta alternativa;<br />
- è tutta da verificare la discontinuità politica dei nuovi &#8220;regimi&#8221; coi vecchi, al di là dei volti dei &#8220;leader&#8221;;<br />
- l&#8217;interclassismo delle rivolte è anch&#8217;esso dato come dato di fatto, ma la cosa è discutibile.</p>
<p>Mi trova d&#8217;accordo la perplessità riguardo al ruolo di internet e dei social network ed è utile ed interessante la notizia che Twitter non esista in arabo. Questa &#8220;importanza che hanno avuto i social network nelle rivolte nordafricane&#8221; è stata una roba su cui i media occidentali hanno spinto parecchio e certamente non è un caso. In effetti credo che tale ruolo vada enormemente ridimensionato. Non credo che twitter e facebook siano stati uno strumento indispensabile per ciò che è successo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 2804 Libia, la sinistra italiana e l&#8217;incomprensione dell&#8217;imperialismo di atena fulvo</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1480/comment-page-1#comment-1697</link>
		<dc:creator>atena fulvo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 20:50:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aurorainrete.org/wp/?p=1480#comment-1697</guid>
		<description>Ottimo articolo.
La volontà di nascondere una guerra imperialista fa cadere nel ridicolo. 
Il tanto osannato Napolitano nel messaggio di auguri inviato al &quot;Manifesto&quot; (quotidiano fermissimo nel denunciare la guerra imperialista), nel 40 anniversario della sua fondazione, ha ribadito che «l’Italia, partecipando alle operazioni contro la Libia sulla base della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, non conduce una guerra nè per offendere la dignità di altri popoli, nè per risolvere controversie internazionali», ma «risponde a una richiesta delle Nazioni Unite». 
Gli idioti del PD promettono di sostenere l&#039;aggressione imperialista in parlamento e di fare da stampella al governo per bombardare, e di sostituirsi alla lega nel caso si dovesse votare.
SeL, inizialmente a favore, comincia a farsi dei calcoli e a scoprire che il suo elettorato e&#039; contrario, e allora cerca di prendere una posizione vaga.
Ma che schifo.
In questo schifo, unico brillante Tremonti (contrario), che propone di alzare le tasse dei carburanti per coprire i costi della guerra, rendendo espliciti i costi economici a tutti i cittadini colpendoli nel portafoglio (unica lingua che gli italioti comprendono).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ottimo articolo.<br />
La volontà di nascondere una guerra imperialista fa cadere nel ridicolo.<br />
Il tanto osannato Napolitano nel messaggio di auguri inviato al &#8220;Manifesto&#8221; (quotidiano fermissimo nel denunciare la guerra imperialista), nel 40 anniversario della sua fondazione, ha ribadito che «l’Italia, partecipando alle operazioni contro la Libia sulla base della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, non conduce una guerra nè per offendere la dignità di altri popoli, nè per risolvere controversie internazionali», ma «risponde a una richiesta delle Nazioni Unite».<br />
Gli idioti del PD promettono di sostenere l&#8217;aggressione imperialista in parlamento e di fare da stampella al governo per bombardare, e di sostituirsi alla lega nel caso si dovesse votare.<br />
SeL, inizialmente a favore, comincia a farsi dei calcoli e a scoprire che il suo elettorato e&#8217; contrario, e allora cerca di prendere una posizione vaga.<br />
Ma che schifo.<br />
In questo schifo, unico brillante Tremonti (contrario), che propone di alzare le tasse dei carburanti per coprire i costi della guerra, rendendo espliciti i costi economici a tutti i cittadini colpendoli nel portafoglio (unica lingua che gli italioti comprendono).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 2810 Il tenente Alvaro, la Volante Rossa e i rifugiati politici italiani in Cecoslovacchia di mariogab</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1508/comment-page-1#comment-1691</link>
		<dc:creator>mariogab</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 10:49:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aurorainrete.org/wp/?p=1508#comment-1691</guid>
		<description>Grazie per quest&#039;altro ottimo libro che rivendica la memoria e il valore di questi compagni, che non deposero le armi dopo il 25 Aprile perché vedevano che, dopo le grandi feste della fine della guerra, i nazisti tedeschi erano stati cacciati, sì, ma i fascisti italiani continuavano a stare lì e rialzavano la testa e riprendevano potere, e non avevano pagato se non in minimissima parte i loro crimini, di assassini, di torture, di delazioni, di collaborazionismo.
Un libro molto bello che parla anch&#039;esso di quel periodo è quello di Vitaliano Ravagli, con i Wu Ming, &quot;Asce di guerra&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per quest&#8217;altro ottimo libro che rivendica la memoria e il valore di questi compagni, che non deposero le armi dopo il 25 Aprile perché vedevano che, dopo le grandi feste della fine della guerra, i nazisti tedeschi erano stati cacciati, sì, ma i fascisti italiani continuavano a stare lì e rialzavano la testa e riprendevano potere, e non avevano pagato se non in minimissima parte i loro crimini, di assassini, di torture, di delazioni, di collaborazionismo.<br />
Un libro molto bello che parla anch&#8217;esso di quel periodo è quello di Vitaliano Ravagli, con i Wu Ming, &#8220;Asce di guerra&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 2712 All&#8217;orizzonte le nuvole dell’Internet del futuro di atena</title>
		<link>http://aurorainrete.org/wp/archives/1390/comment-page-1#comment-1069</link>
		<dc:creator>atena</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 09:07:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aurorainrete.org/wp/?p=1390#comment-1069</guid>
		<description>FYI Un ottimo articolo di Benedetto Vecchi sul il manifesto di oggi che conferma e complementa le tesi di questo articolo. Inserisco alcuni estratti
&lt;i&gt;  La Rete come regno della libertà. È questo il mantra su Internet che ha accomunato per tanti, molti anni due attitudine tra loro conflittuali. Da una parte imprenditori, opinion makers che, in nome dell’individuo, sostenevano che lo stato non doveva intervenire in nessun modo nello sviluppo della Rete. Tutt’al più poteva investire, assieme ai privati, nello sviluppo della infrastruttura fisica - fibre ottiche, modernizzazione del sistema di telecomunicazioni -, ma alla luce di una astensione su tutti gli altri aspetti del Web, a partire dalla leggi sulla proprietà intellettuale, ritenute dispositivi che inibivano la libera concorrenza e propedeutiche alla formazione di oligopoli. Ma accanto a questa visione anarco-capitalista, vi sono stati mediattivisti, movimenti sociali e gruppi in difesa dei diritti civili che chiedevano allo stato di non intervenire nella Rete. In questo caso, l’accento era posto sulla difesa della privacy e di una libertà di espressione al riparo delle funzioni di controllo esercitate dalle agenzie di sicurezza nazionale e dell’uso.
Una convivenza durata a lungo, ma terminata quando la Rete non era solo un innocuo strumento per chiacchierare di cose più o meno importante, ma un sistema di macchine dello sviluppo capitalistico. Da qui le strategie imprenditoriali per farci affari e per usarla come «veicolo di trasporto » delle informazione che avevano un valore economico. Strategie che hanno portato alla formazione di oligopoli che hanno nomi e cognomi. Google, Microsoft, Cisco, Intel, Yahoo, Mozilla Foundation, Baidu, Facebook, Twitter, YouTube non sono nomi di fortunate carriere imprenditoriali, ma elementi fondamentali per comprendere appieno le mappe politiche e economiche della Rete. Ma ciò che ha cambiato davvero la Rete è il suo uso pervasivo per comunicare. È la comunicazione on-line che è diventato l’oggetto del desiderio di questi monopoli. Chi li controlla, acquisisce potere economico e politico in Rete. Soltanto che i social network tendono a sfuggire a forme classiche del controllo. Se non fosse irriverente, bisognerebbe rileggere le pagine che Gilles Deleuze e Guy Debord dedicate al controllo per comprendere le strategie delle imprese su come sfruttare e dunque eterodirigere la comunicazione on-line.
Dunque, la rete vede sia monopoli che social network che tendono a sottrarsi al controllo che essi provano ad esercitare. Del regno della libertà tanto bramato agli inizi della diffusione della Rete non c’è davvero più traccia. Semmai, quello che emerge sono pratiche di affermazione della libertà e tentativo di «sussumere», meglio di «catturarle» e farle diventare merci o dispositivo per innovare prodotti e processi lavorativi, senza nessun investimento. Perché è il «potere della folla » che produce innovazione: alle imprese basta appropriarsene, piegandole alle proprie strategie imprenditoriali. In altri termini, il lato oscuro dei social network sono i monopoli. Come sviluppare strategie di riappropriazione della comunicazione on-line è il nodo da sciogliere e lasciare alla loro solitudine e miseria intellettuale le sirene del libero mercato e dell’individuo proprietario. &lt;/i&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>FYI Un ottimo articolo di Benedetto Vecchi sul il manifesto di oggi che conferma e complementa le tesi di questo articolo. Inserisco alcuni estratti<br />
<i>  La Rete come regno della libertà. È questo il mantra su Internet che ha accomunato per tanti, molti anni due attitudine tra loro conflittuali. Da una parte imprenditori, opinion makers che, in nome dell’individuo, sostenevano che lo stato non doveva intervenire in nessun modo nello sviluppo della Rete. Tutt’al più poteva investire, assieme ai privati, nello sviluppo della infrastruttura fisica &#8211; fibre ottiche, modernizzazione del sistema di telecomunicazioni -, ma alla luce di una astensione su tutti gli altri aspetti del Web, a partire dalla leggi sulla proprietà intellettuale, ritenute dispositivi che inibivano la libera concorrenza e propedeutiche alla formazione di oligopoli. Ma accanto a questa visione anarco-capitalista, vi sono stati mediattivisti, movimenti sociali e gruppi in difesa dei diritti civili che chiedevano allo stato di non intervenire nella Rete. In questo caso, l’accento era posto sulla difesa della privacy e di una libertà di espressione al riparo delle funzioni di controllo esercitate dalle agenzie di sicurezza nazionale e dell’uso.<br />
Una convivenza durata a lungo, ma terminata quando la Rete non era solo un innocuo strumento per chiacchierare di cose più o meno importante, ma un sistema di macchine dello sviluppo capitalistico. Da qui le strategie imprenditoriali per farci affari e per usarla come «veicolo di trasporto » delle informazione che avevano un valore economico. Strategie che hanno portato alla formazione di oligopoli che hanno nomi e cognomi. Google, Microsoft, Cisco, Intel, Yahoo, Mozilla Foundation, Baidu, Facebook, Twitter, YouTube non sono nomi di fortunate carriere imprenditoriali, ma elementi fondamentali per comprendere appieno le mappe politiche e economiche della Rete. Ma ciò che ha cambiato davvero la Rete è il suo uso pervasivo per comunicare. È la comunicazione on-line che è diventato l’oggetto del desiderio di questi monopoli. Chi li controlla, acquisisce potere economico e politico in Rete. Soltanto che i social network tendono a sfuggire a forme classiche del controllo. Se non fosse irriverente, bisognerebbe rileggere le pagine che Gilles Deleuze e Guy Debord dedicate al controllo per comprendere le strategie delle imprese su come sfruttare e dunque eterodirigere la comunicazione on-line.<br />
Dunque, la rete vede sia monopoli che social network che tendono a sottrarsi al controllo che essi provano ad esercitare. Del regno della libertà tanto bramato agli inizi della diffusione della Rete non c’è davvero più traccia. Semmai, quello che emerge sono pratiche di affermazione della libertà e tentativo di «sussumere», meglio di «catturarle» e farle diventare merci o dispositivo per innovare prodotti e processi lavorativi, senza nessun investimento. Perché è il «potere della folla » che produce innovazione: alle imprese basta appropriarsene, piegandole alle proprie strategie imprenditoriali. In altri termini, il lato oscuro dei social network sono i monopoli. Come sviluppare strategie di riappropriazione della comunicazione on-line è il nodo da sciogliere e lasciare alla loro solitudine e miseria intellettuale le sirene del libero mercato e dell’individuo proprietario. </i></p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
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